“Finalmente abbiamo dato una legge elettorale al nostro Molise con la quale garantire e certificare la rappresentanza per tutti i nostri cittadini”. Beh, se questa è l’esternazione del presidente Frattura, dopo l’approvazione della nuova legge elettorale io ribadisco il mio no, quello stesso espresso in Consiglio regionale.
Dopo 54 anni, sicuramente la legge elettorale molisana andava riformata, modernizzata, ma, come del resto, chiaramente dichiarato nel corso della seduta consiliare, una tale riforma non può essere il risultato di una votazione a maggioranza senza alcun apporto da parte di coloro che rappresentano comunque una parte importante dell’elettorato molisano. Non solo voti, ma l’espressione di un territorio che, con il nuovo sistema elettorale credo non sarà giustamente rappresentato.
Infatti, l’aver abolito le due circoscrizioni, ma anche l’aver stabilito delle soglie rigide così come l’aver eliminato la possibilità del voto disgiunto, a mio parere, si tradurranno in una mancanza di rappresentatività in seno alla massima assise regionale. O meglio si potrebbero creare delle vere e proprie sproporzioni tra la provincia di Campobasso e quella di Isernia. Una abolizione, quella delle due circoscrizioni, davvero inadeguata per la nostra regione.
Ho votato no alla riforma elettorale anche perché, se un passo doveva esser fatto in avanti quello più importante doveva riguardare il risparmio delle spese della politica. Al contrario l’aver previsto l’elezione di 20 Consiglieri e la nomina di 5 assessori, quest’ultimi incompatibili con la carica di Consigliere, di fatto ha introdotto la possibilità dell’allargamento del Consiglio ai Consiglieri supplenti.
In altre parole, da 20 eletti la spesa consiliare potrebbe arrivare a tener conto di ben 25 eletti. L’incompatibilità degli Assessori e la possibilità di nominare supplenti assomiglia piuttosto ad un modo arcaico, per garantirsi la governabilità e la possibilità di assicurarsi da parte del governatore la fedeltà dei suoi assessori in uno con quella dei primi non eletti pronti a subentrare.






























