di Christian Ciarlante

L’aggressione al 21enne nel capoluogo pentro si è rivelata una bufala o se preferite una “fake news”. Il ragazzo si è inventato tutto di sana pianta, simulando aggressione e rapina, solo per coprire il vizio del gioco d’azzardo ormai fuori controllo. Non sapendo come giustificare la sua stupidità, ha pensato bene di scaricare le sue colpe su tre migranti brutti, sporchi e cattivi frutto della sua fantasia.

Fortunatamente le indagini certosine degli uomini dell’Arma, hanno smascherato la messa in scena architettata dal furbastro. Ora sarà lui a fare i conti con la giustizia. La notizia aveva subito fatto il giro della città e come accade di sovente in questi casi si è messo subito in moto il circo mediatico.

Noi dei media, erroneamente, abbiamo subito sbattuto i mostri in prima pagina senza pensarci due volte. Chi più, chi meno, abbiamo riportato la notizia di cronaca basandoci su ricostruzioni sommarie portate in evidenza per effetto di una denuncia senza aver fatto le opportune verifiche e senza attendere la comunicazione ufficiale dei Carabinieri che stavano indagando sulla vicenda.

Noi giornalisti dovremmo essere i primi a fare mea culpa perché troppo spesso pubblichiamo alcune notizie con troppa leggerezza senza preoccuparci dell’impatto che possono avere sui lettori. E’ bastato scrivere che tre extracomunitari si erano resi protagonisti di un crimine per scatenare fulmini e saette contro di loro. I leoni da tastiera si sono scatenati in commenti al limite della decenza, in tanti erano pronti a prendere i forconi in mano, a legare la corda all’albero per una pubblica impiccagione; c’è chi è arrivato a chiedere la lapidazione.

Si usano queste notizie per vomitare tutto l’odio che si è accumulato nel tempo e che non si riesce ad eliminare da se stessi. In questo modo, per qualche ora, si anestetizzano i problemi economici che si hanno a causa delle decisioni sbagliate del governo o delle cattive condizioni in cui versa il Paese.

Una notizia data in pasto al pubblico senza controllo puo’ scatenare l’ira delle “fiere”. Per tutto cio’ che viene pubblicato ci deve essere una dimostrazione tangibile di quel che è accaduto; in caso contrario, è meglio glissare o attendere comunicazioni ufficiali. Peccato che, a volte, la smania di arrivare per primi sulla notizia puo’ giocare brutti scherzi.

La denuncia di un ragazzo contro tre migranti per rapina e aggressione ha risvegliato la folla dal torpore delle festività natalizie. Occorre prudenza, da parte nostra, quando nelle notizie c’è in gioco la vita delle persone, a prescindere da chi è accusato di aver compiuto atti efferati. Italiani o extracomunitari, donne o uomini, non basta una semplice dichiarazione per creare dei mostri da sbattere in prima pagina. Un’accusa basta a dichiarare colpevole una persona?

Non esiste più la presunzione di innocenza? Sono queste le domande che dovremmo porci prima di usare la penna come una spada. Una volta entrati nel circo mediatico è difficile uscirne senza traumi e non basta un trafiletto in ottava pagina per ridare la dignità a chi ha subito la gogna mediatica senza potersi difendere perché non ha avuto i mezzi per farlo.

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