di Christian Ciarlante
Politiche 2018, la sinistra italiana si dissolve. Una sconfitta devastante che avrà pesanti ripercussioni nel Pd e potrebbe portare alle dimissioni di Matteo Renzi, segretario nazionale del Partito. Il Pd rischia di chiudere la tornata elettorale con una percentuale disastrosa sotto il 20%, il che potrebbe perfino decretare la fine dei democratici.
Se il Pd piange, Liberi e Uguali non ride. Pietro Grasso è stato sconfitto a Palermo e il partito degli scissionisti è riuscito a superare di poco la soglia del 3%. I sintomi della malattia endemica della sinistra si sono aggravati grazie alle scelte disastrose prese dalla classe dirigente a guida Renzi. Il rottamatore si è autorottamato; dopo il successo alle Europee, per i democratici è iniziata una lunga fase calante segnata da sconfitte pesanti tra cui il referendum costituzionale.
I numeri di oggi sono drammatici per la sinistra: neanche la scesa in campo dei ministri del governo Gentiloni ha salvato il salvabile. Ora è tempo di resa dei conti. La sinistra è incapace di restare unita, ha un’inclinazione a dividersi che porta inevitabilmente a pesanti sconfitte. Tutti gli appelli all’unità per battere le destre e populisti, sono caduti nel vuoto.
L’arroganza di Renzi, l’abolizione dell’articolo 18, il Jobs Act, la buona scuola, il patto del Nazzareno, le periferie dimenticate, gli impresentabili, la scissione di Liberi e Uguali e il conflitto perenne con la sinistra radicale ha portato la nave dem ad infrangersi contro gli scogli. Il Sud ha punito duramente il Centro-sinistra, ma anche al Nord le cose non sono andate meglio. Irresponsabilmente, di fronte alla situazione dell’Italia, si è perso tempo a parlare di questioni tutte interne ai rapporti, agli equilibri, alla politica. Avvantaggiando cosi proprio chi ha parlato dei problemi del Paese.
Sembra proprio che la sindrome ‘tafazziana’ è veramente resistente a ogni terapia. I molteplici insegnamenti del passato non sono serviti a nulla. Questa delle politiche era una sconfitta annunciata, ma si è fatto finta di non capire e si è accusato anche i sondaggisti di diffondere dati irreali. Ancora una volta si è preferito fare i gradassi annunciando che il Pd sarebbe arrivato primo e sarebbe stato il protagonista della prossima legislatura.
Anche in Molise i democratici, guidati dal duo Frattura-Fanelli, sono stati spazzati via in un solo colpo. A conti fatti non eleggeranno nessun candidato. Non sono bastati i soldi a pioggia distribuiti in questa campagna elettorale dal governo regionale. Troppi i disastri fatti dal centro-sinistra, i molisani hanno punito la classe politica che non ha mantenuto le promesse elettorali e ha smantellato la sanità pubblica regionale. Raccontare che tutto va bene e che il Molise è in ripresa, è stato un grave errore.
Le tante famiglie molisane che ogni giorno lottano duramente per far quadrare i conti e per dare un futuro ai loro figli, si trovano ad affrontare una realtà ben diversa da quella propagandata in questa campagna elettorale dai candidati del centro-sinistra. I risultati delle politiche si abbatteranno come un tornado sul voto regionale del 22 aprile.






























