Come stabilire il prezzo giusto di una merce? E poi davvero tutto dipende dal prezzo o dalla percezione che il consumatore ha di quella cifra messa in relazione con il bene che si propone di acquistare? O addirittura, se si tratta di una cosa necessaria, ogni prezzo viene accettato senza disquisizioni critiche particolarmente approfondite?

Per i contenuti digitali la questione del prezzo è sempre stata avvertita come fondamentale per invogliare all’acquisto di un prodotto che la gente comune, per diverse e variegate ragioni, ritiene possa essere reperito anche gratuitamente. Per moltissimo tempo musica digitale è stato sinonimo esclusivamente di prodotto da poter essere scaricato gratuitamente. La stessa cosa è accaduto per gli ebook e il fenomeno, sia per la musica che per l’editoria digitale, non è del tutto tramontato.

La condizione di base per la quale si associa la gratuità alla merce digitale è la mancanza di materialità di questi oggetti fluidi e trasportabili in modi diversi da quelli ai quali ci siamo abituati negli ultimi secoli. Il non rintracciare le qualità estetiche e corporee in un prodotto digitale deriva anche dal fatto che noi consumatori di questo ultimo secolo non abbiamo ancora sviluppato una coscienza critica per ciò che è la valutazione e la percezione di un’estetica digitale. Anche un file è materia? Sembrano sofismi senza nesso alcuno con il mercato, ma a ben guardare ogni applicazione pratica sociale ha un bisogno, il più delle volte inconscio, di un substrato di qualificazioni ideali se non ideologiche.

Prezzo basso uguale qualità bassa, prezzo alto uguale qualità alta, può andar bene per prodotti che hanno storie produttive diverse? A lume di naso direi di no, ma anche il voler veicolare un prodotto dal materiale al digitale con le stesse percentuali di ricavi o con prezzi che si discostano solo di poco, mi sembra uno specchietto per le allodole, un modo per presenziare un mercato più per dovere che per piacere, per poi comunque indurre il consumatore all’acquisto del cartaceo, mi riferisco all’editoria in questo caso.

Da alcuni dati di mercato che possono tornare utili in termini di definizione per il prezzo di un ebook (genere varia) percepito come realisticamente conveniente dal consumatore, appare che cifre troppo basse come 0,99 o 1,99 euro portano meno frutti di quanto i propugnatori del social media marketing hanno indotto a pensare nel recente passato.

D’altra parte, anche mettere in vendita un ebook ( non mi riferisco però a pubblicazioni scientifiche o di settore che potrebbero e hanno altre problematiche realizzative e di aggiornamento costante da tenere ben presente) a 9,99, non induce il consumatore a ritenere vantaggioso il prodotto. Al momento sembra essere circoscritto all’area tra i 3 e i 4,99 euro, il segmento migliore per la vendita di un ebook, ovviamente sempre qualitativamente realizzato in modo ineccepibile.

Carmine Aceto

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