Questo è quanto emergere dai dati della CGIA di Mestre. In Molise abbiamo un esercito di lavoratori occupati irregolari, che producono un sommerso di 380 milioni di euro. Numeri da capogiro se si rapportano alla popolazione della nostra piccola regione

In particolar modo per la forte presenza dell’economia non osservata che, solo per la parte del lavoro irregolare, produce nel Mezzogiorno oltre 27 miliardi di euro di valore aggiunto sommerso all’anno. “Il Sud – chiarisce il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – può contare su una presenza di oltre 1 milione e 300 mila lavoratori in nero che rende le statistiche ufficiali sul mercato del lavoro meno allarmanti di quanto appaiono.

Detto ciò, nessuno giustifica questo fenomeno quando è controllato da organizzazioni criminali o da caporali. Tuttavia, se il sommerso è una conseguenza del mancato sviluppo economico di un territorio, al tempo stesso rappresenta un ammortizzatore che consente a migliaia e migliaia di famiglie dinon scivolare nella povertà o nell’esclusione sociale”.

A un decennio dall’inizio della crisi economica che ha pesantemente colpito il nostro Paese, il Sud è stata la ripartizione geografica del Paese più penalizzata. Secondo una elaborazione della Fondazione Leone Moressa, tra il 2008 e il 2017 il Mezzogiorno d’Italia ha perso 310.000 occupati e ha registrato un aumento dei disoccupati pari a 592 mila unità. Sempre nello stesso arco temporale, al Nord i posti di lavoro sono aumentati di 74 mila unità, mentre il numero dei senza lavoro è salito di 413 mila. L’Istat, tuttavia, stima che nel Mezzogiorno le unità di lavoro standard in nero siano pari a 1.300.000, contro le 776 mila presenti nel Nordovest e le 517.400 “occupate” nel Nordest.

Tra il 2008 e il 2017 i lavoratori che si sono trasferiti dal Mezzogiorno al Centronord sono diminuiti di quasi 16 mila unità. Dieci anni fa erano stati poco più di 160 mila coloro che avevano lasciato il Sud per risalire la penisola; l’anno scorso, invece, la quota ha sfiorato le 145 mila unità. Dal 2015, anno in cui la ripresa economica si è consolidata anche in Italia, il numero di cittadini del Mezzogiorno che per ragioni di lavoro ha raggiunto il Centronord è tornato a crescere. Se 3 anni fa a lasciare il Sud erano stati poco più di 113 mila addetti, nel 2016 il numero è salito a 137 mila per sfiorare l’anno scorso quota 145 mila. I dati appena segnalati sono dello Svimez.

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