di Christian Ciarlante

Il bar Oasi chiuso temporaneamente per tre giorni perché frequentato da pregiudicati. Il provvedimento è scattato dopo l’ultimo controllo operato dalle forze di polizia.

“Regio Decreto 18 giugno 1931, n. 773 (Pubblicato sulla G.U. del 26 giugno 1931, n. 146) (art. 98 T.U. 1926). “Oltre i casi indicati dalla legge, il Questore può sospendere la licenza di un esercizio nel quale siano avvenuti tumulti o gravi disordini, o che sia abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose o che, comunque, costituisca un pericolo per l’ordine pubblico, per la moralità pubblica e il buon costume o per la sicurezza dei cittadini. Qualora si ripetano i fatti che hanno determinata la sospensione, la licenza può essere revocata”.

Una norma che ha più di 80 anni. Sarebbe il caso di rivederla. Una legge che ha gravi effetti sulla reputazione, sulla vita economica e sociale delle attività commerciali colpite. Si colpiscono i titolari senza nessuna responsabilità. Il Questore potrebbe adottare un sistema di controllo più elastico per evitare di arrivare alla chiusura. Un barista dovrebbe chiedere il certificato giudiziario a ogni cliente? E’ anche vero che in una realtà come la nostra si sa tutto di tutti, ma se vogliamo applicare alla lettera la norma, la maggior parte dei bar della città dovrebbe essere chiuso temporaneamente per questa ragione.

Il locale in questione, è uno degli storici della città, tutti gli isernini, vuoi o non vuoi, vi hanno messo piede almeno una volta. Il titolare, persona perbene, senza ombra di dubbio, ne ha vissute tante, non è la prima volta che paga per colpe non sue. Inutile rivangare il passato, chi conosce la storia del posto, sa di cosa si parla. C’è da dire, a onor del vero, che se le cose non sono mai degenerate in peggio, è anche grazie al proprietario, sempre attento e pronto a riprendere verbalmente le mele marce.

Passerà anche questa, ma non saranno provvedimenti del genere a risolvere un problema endemico di questa città. Gli ultimi dati riguardanti l’indice della criminalità nella nostra città, parlano da soli. La chiusura temporanea di tre giorni, oltre a rovinare l’immagine e la reputazione del bar, nega al titolare il diritto di lavorare onestamente. Un provvedimento severo che sposta il problema ma non lo risolve.

Chi lavora tra mille difficoltà e con sacrificio, per sostenere la famiglia, va aiutato, sostenuto e non crocifisso per colpe non sue. Va punito chi delinque, chi commette reati, non chi lavora e da lavoro. In un periodo di grave difficoltà come questo, si finisce di condannare un sistema economico già in equilibrio precario. Numerosi gli attestati di solidarietà arrivati alla famiglia proprietaria dell’Oasi.

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