di Christian Ciarlante

A salvare il Molise dallo spopolamento penseranno migranti e anziani. Questa dovrebbe essere, in linea di massima, l’idea per scongiurare il declino. Prima o poi si riuscirà a trovare anche il sistema per bloccare la fuga dei giovani. Nel frattempo, è meglio puntare sugli anziani, convincendo i nostri pensionati emigrati all’estero a tornare in Italia.

La Lega rilancia la proposta con un emendamento alla manovra: chi tornerà potrà usufruire di un consistente sconto sull’Irpef, ovvero pagherà solo un forfait del 7% all’anno per cinque anni. È il cosiddetto modello Portogallo. Le regioni di destinazione dovranno essere quelle del Sud Italia, ovvero Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise, Puglia. I geronti, con la loro pecunia, e pagando le tasse in Italia, dovrebbero ridare slancio all’economia del Mezzogiorno? Questo è tutto da dimostrare. L’emendamento prevede che le maggiori entrate siano destinate all’istituzione di poli universitari tecnico scientifici nel Sud.

Si preferisce utilizzare gli anziani come bancomat invece di aiutare i giovani a non emigrare. I pensionati hanno sempre dato una sostegno alle famiglie nei momenti di difficoltà, ma non possono essere sempre loro la cura per i nostri mali. La nostra è una regione scarsamente popolata e secondo le statistiche nei prossimi decenni la situazione rischia di diventare ben peggiore di quella attuale. La crisi economica, la mancanza di nuove aziende sul territorio, il lavoro che non c’è, la mancanza di investimenti, non fanno altro che aumentare il numero di giovani e delle famiglie che decidono di trasferirsi in aree più ricche e produttive del Paese, se non all’estero.

Quasi tutti i Comuni del territorio molisano hanno uno stato di salute precario, se non grave o addirittura gravissimo, che rischia di farli scomparire nel breve periodo. Un fenomeno che potrebbe diventare irreversibile se non si interviene con una certa celerità. Perché i disagi quotidiani e la carenza di assistenza e infrastrutture finiscono per rendere la vita molto più difficile. E’ importante tentare di ridurre il gap dei servizi tra chi abita in città e chi ancora resiste nelle aree più svantaggiate.

Per salvare i piccoli borghi c’è una legge prevede un finanziamento di 100 milioni di euro che possono essere utilizzati per la messa in sicurezza delle strade, l’estensione della rete della banda larga, la tutela dell’ambiente, il potenziamento dei servizi scolastici, la sistemazione delle scuole, l’acquisizione di edifici in abbandono, la promozione dei prodotti agricoli locali o la creazione di strutture turistiche, itinerari e piste ciclabili. Un piccolo passo in avanti che può dare nuova speranza ai piccoli centri molisani.

Certo, con un finanziamento più corposo, si potrebbe fare molto di più. Ma servono soprattutto buone idee e puntare sull’innovazione tecnologica. La defiscalizzazione per chi avvia nuove attività economiche nei piccoli centri potrebbe rappresentare una buona occasione di sviluppo. In questo modo si possono creare opportunità per i giovani che hanno intenzione di restare in Molise. Peccato che si preferisca sperperare 5 o 6 miliardi di euro per il reddito di cittadinanza.

Sono i giovani che devono investire, loro rappresentano il futuro, senza un ricambio generazionale il Molise è destinato all’estinzione. Se pensiamo che saranno i pensionati a salvarci dalla desertificazione, vuol dire che abbiamo poche idee e confuse. I migranti possono essere una risorsa fino ad un certo punto, ma ricordiamoci sempre che per loro l’Italia è solo una base di appoggio temporanea (in teoria), perché la metà finale rimarrà sempre il ricco Nord Europa.

Solo con una forte ripresa economica, investimenti, lavoro, infrastrutture, turismo, blue economy e, soprattutto con l’aiuto dei giovani, possiamo dare una speranza al Molise e all’Italia. Non lasciamo che i nostri ragazzi si attacchino al tram!

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