Nel giorno dell’esordio di “Pallante assessore”, Patriciello si unisce ai dissidenti. “Chi ben comincia è a metà dell’opera” recita un vecchio adagio.
E vedere la maggioranza di Donato Toma (ri)andare sotto con i numeri, per ben due volte, sulla mozione delle opposizioni sui trasporti e nel giorno del battesimo del nuovo assessore regionale al ramo, Quintino Pallante, è il preludio di quanto potrà accadere in futuro.
In Consiglio regionale, stavolta, il gruppo politico legato ad Aldo Patriciello prende posizione con un rumoroso silenzio: l’assenza strategica del consigliere Gianluca Cefaratti (di Orgoglio Molise) fa bocciare definitivamente il governo Toma proprio nel giorno in cui ci doveva essere il rilancio di una ritrovata armonia della ricompattata maggioranza.
Tanto che lo stesso Toma, a fine votazione, si è rivolto con un plauso minaccioso a Vincenzo Cotugno complimentandosi per l’assenza del politico di Campodipietra e lasciando l’aula con fare piuttosto alterato.
Ma andiamo con ordine e vediamo cosa è accaduto in Consiglio il 21 luglio 2020.
L’apertura dei lavori inizia con la comunicazione del presidente Toma sulla nuova Giunta.
Tutto come da copione: dentro Quintino Pallante eletto nelle fila di Fratelli d’Italia, fuori Roberto Di Baggio di Forza Italia che andrà a ricoprire il ruolo di sottosegretario. Marone, l’esterno della Lega, resta al suo posto nonostante per ben due settimane la maggioranza con 11 consiglieri ne abbia chiesto l’estromissione.
Donato Toma si è fatto i suoi conti e ha trovato la quadra, recita il copione. Ma sul palco di Palazzo D’Aimmo la strana maggioranza recita a soggetto.
Nella riassegnazione delle deleghe, questa è la quarta volta che Toma mette mano alla Giunta nell’arco di due anni, il presidente della regione Molise ha finito con lo scontentare tutti.
Annaelsa Tartaglione, che a inizio legislatura aveva dettato le regole del gioco ottenendo due assessorati e un presidente ballerino tra i partiti, ne esce notevolmente ridimensionata perdendo il suo unico braccio destro Roberto Di Baggio che però a conti fatti, non era assessore autonomo neppure nel suo agire di questi anni.
Legato al motto “non si muove foglia che Toma non voglia”, il politico di Isernia perde in sostanza solo la capienza del suo portafoglio che passa da 12.00 euro a 10.500. Conserva, nel ruolo di sottosegretario, autista e segreteria politica.
Vincenzo Niro si è visto privare definitivamente della delega ai trasporti, che gli aveva garantito l’elezione con 2236 voti di preferenze. La materia, che era già stata trattenuta nelle mani di Toma dopo la debacle di dicembre sul Piano dei Trasporti bocciato in aula da Pd, 5stelle, Aida Romagnuolo, Mena Calenda e Michele Iorio, oggi è finita nelle mani del neo assessore Quintino Pallante.
Peggiore è la situazione a Orgoglio Molise. La lista che fa capo ad Aldo Patriciello, dalle strategie bizzarre di Toma, questa volta è il partito che più di tutti ne esce con le ossa rotte. Ad aprile infatti, con la cacciata dei consiglieri supplenti fatta con una norma incostituzionale (in attesa di essere abrogata dal Consiglio regionale su richiesta del Consiglio dei ministri), Orgoglio Molise ha perso la pedina Paola Matteo.
All’epoca Cotugno e Cefaratti votarono a favore per scongiurare la minaccia di dimissioni di Toma. Oggi, con la riassegnazione delle deleghe, Toma toglie all’assessore Cotugno la materia delle “Attività Produttive”. Conseguenza: Cefaratti su indicazione del suo gruppo politico non partecipa, nel pomeriggio, al Consiglio regionale che nello stesso giorno ha visto anche l’assenza strategica della Calenda scontenta per la probabile mancata nomina di consigliere delegato al sociale.
Le opposizioni, che avevano chiesto il Consiglio monotematico sui trasporti, ottengono i voti favorevoli di Aida Romagnuolo e Michele Iorio, fervido sostenitore del lotto unico anche in virtù del suo agire politico sul tema già dall’epoca della sua presidenza . I numeri parlano chiaro: con 10 voti a favore (di opposizioni) e 9 contrari della ipotetica maggioranza il governo è di nuovo battuto in aula.
Toma ha sperato fino alla fine nel rientro in aula di Cefaratti per il momento clou della votazione.
Nessun tentativo di riconquista, invece, indirizzato alla Calenda.
Conclusione: i sei personaggi in cerca di autore (5 assessori e un presidente) questa sera brinderanno per il nuovo inizio di una ennesima decadenza.
Luigi Pirandello






























