di Giovanni Minicozzi
Diversi i primati in Molise. Uno di questi riguarda la legge 194/78. È tra le pochissime regioni d’Italia in cui la legge sull’Interruzione Volontaria di Gravidanza, è “garantita” solo da un medico non obiettore, il dott. Michele Mariano, responsabile del centro Centro regionale per la procreazione responsabile, la contraccezione e le malattie sessualmente trasmesse. Il rischio è che, il prossimo 28 maggio, quando il dottor Mariano andrà in pensione sia
totalmente disapplicata.
La vicenda è seguita da tempo dal giovane avvocato Matteo Fallica, impegnato alla difesa dei diritti civili, il quale, dopo varie denunce per richiedere l’applicazione di una legge dello Stato che lui stesso ha definito in varie occasioni “quella che ha regolamentato l’aborto è una legge con la quale si sono affermati due principi fondamentali: uno è la laicità dello stato, separando il peccato dal reato e poi si afferma la libera scelta della persona, dimostrando che il proibizionismo non funziona”.
La questione sollevata dall’ avv. Fallica è giunta all’attenzione della stampa nazionale. Così, dopo varie denunce, ha trasmesso una lettera al neo commissario alla sanità Molise, al ministro della salute Speranza, al governatore Toma e al Direttore Generale dell’asrem.
Di seguito alcuni passaggi della lettera.
“Il prossimo 28 maggio, sarà l’ultimo giorno lavorativo del dott. Mariano in quanto verrà posto in quiescenza. L’azienda sanitaria regionale con delibera n. 375 del 09 aprile 2021, ha pubblicato un avviso per assumere a “tempo determinato” un ginecologo “non obiettore di coscienza”. È certo che “l’obiezione di coscienza” è un requisito etico che deve sussistere solo al momento della sottoscrizione del contratto di assunzione e legittimamente revocabile un attimo dopo.
Dunque il Molise rischia di diventare l’unica regione in cui la legge dello Stato verrà totalmente disattesa.
Ben sappiamo che la puntuale applicazione di tale legge subisce rilevanti limitazioni in tutta Italia: la percentuale di ginecologi obiettori è altissima, al punto tale da ostacolare spesso la possibilità di vedere riconosciuto il diritto di tante donne.
La situazione appare inquietante e ben si comprendono i risvolti pericolosi che si potrebbero generare.
Abortire utilizzando la sanità pubblica, in Molise, è difficoltoso oggi e potrebbe diventare pressoché impossibile dopo il 28 maggio con il rischio che, le donne che non potranno effettuare l’aborto si rivolgano privatamente a ginecologi in regime di libera professione e quindi a pagamento.
Sarebbe questa una situazione drammatica da scongiurare.
Quindi l’aborto non sarà più un diritto accessibile a tutti, come vuole la legge, ma solo a chi può pagare.
Il rischio di un rigurgito della pratica pericolosissima e mortale della clandestinità è dietro l’angolo in quanto non praticato in sicurezza in ospedale.
In considerazione di quanto descritto si richiede l’intervento tempestivo per il rispetto della legge, al netto di ogni riflessione etica e morale.
In democrazia il bilanciamento dei diritti è un pilastro fondante: rispetto e tutela per la scelta morale e etica dei medici, ma deve essere parimenti tutelato il diritto di tutte le donne.
Intervenite, dunque, urgentemente per garantire il rispetto e la piena applicazione di una legge laica e democratica, anche qui in Molise.
“Non torniamo al buio – ha dichiarato Matteo Fallica
raggiunto telefonicamente e ha aggiunto –
“Viviamo in un’epoca caratterizzata da preoccupanti regressioni in tale ambito, sia da un punto di vista del proibizionismo che di oscurantismo. Sul terreno dei diritti civili, il parlamento è stato incapace di assumere una responsabilità politica e prendere una decisione, costringendo altri –la consulta o la magistratura ordinaria e la corte di cassazione – a intervenire per colmare una lacuna dell’ordinamento giuridico”.
“Il caso Cappato è emblematico. Sul terreno sanitario la situazione appare inquietante in Molise, perché se un diritto civile e laico non viene garantito col rispetto della legge, c’è il rischio di un rigurgito della pratica pericolosissima e mortale della clandestinità” ha concluso l’avvocato Matteo Fallica.






























