di Giovanni Minicozzi
Il 30 aprile del 2020 nel corso della discussione della legge finanziaria la giunta regionale presentò un emendamento, approvato dalla maggioranza, per eliminare l’incompatibilita’ tra il ruolo di assessore e quello di consigliere regionale.
Per poter contare su una maggioranza striminzita in grado di approvare la modifica Toma decise di azzerare la giunta e utilizzò i voti degli ex assessori per approvare il suo emendamento.
Ovviamente i 4 “surrogati” che sostituivano i componenti dell’esecutivo furono cacciati in malo modo poiché tre dei quattro supplenti – Paola Matteo, Antinio Tedeschi e Massimiliano Scarabeo – avevano chiesto di modificare il bilancio di previsione e non avrebbero votato la proposta della giunta.
Un vero e proprio colpo di mano del governatore sostenuto nell’occasione anche dagli esponenti del M5S.
Intanto Toma nominò assessore unico il suo consulente Maurizio Tiberio e così riuscì nel suo intento di liberarsi dei consiglieri non allineati al pensiero unico.
Dopo qualche settimana il governatore fece dimettere Maurizio Tiberio – costato alla collettività oltre seimila euro per i quindici giorni di mandato – e nominò gli attuali assessori tra i quali Quintino Pallante che da oppositore della prima ora si è magicamente trasformato in sostenitore accanuto del governatore.
Anzi i bene informati raccontano che sarebbe stato proprio Quintino Pallante l’ideatore della manfrina per evitare che un suo concorrente di partito e precisamente il coordinatore di Fratelli d’Italia Filoteo Di Sandro, primo dei non eletti, subentrasse in consiglio per sostituirlo come prevedeva la norma cancellata.
Naturalmente la vicenda si è colorata di ricorsi presentati dagli esclusi o da chi avrebbe avuto titolo a subentrare in consiglio come Filoteo Di Sandro ma il tribunale ordinario ha rigettato le richieste.
Non è mia abitudine criticare le decisioni dei giudici ma osservo che la legge modificata non può essere applicata in corso d’opera ma solo a partire dalla prossima tornata elettorale.
Immaginate cosa potrebbe succedere se una eventuale modifica della legge elettorale nazionale fosse applicata a legislatura in corso, sarebbe da tutti giudicata come un obbrobrio politico oltre che giuridico.
Infatti Filoteo Di Sandro ha annunciato ricorso in appello contro la sentenza di primo grado che lo obbliga perfino a pagare le spese di giudizio.
Ecco la nota diffusa dal coordinatore di Fratelli d’Italia che riporto testualmente:
“Il Tribunale di Campobasso ha stabilito che una maggioranza può cambiare la legge elettorale (cioè le regole del gioco) durante la legislatura con effetto immediato, facendo fuori questo o quel consigliere in base a principi diversi da quelli sui quali si sono espressi i cittadini nelle urne.
Contro questa decisione ricorreremo in Corte d’Appello, perché è in gioco non solo la mia posizione ma la garanzia di basilari regole democratiche che prescindono dai colori politici e dagli schieramenti.
Spiace che anche le voci asseritamente “libere” oggi scelgano di dimostrarsi così poco autonome coltivando pomodori sul balcone anziché un pensiero critico e autonomo sulle decisioni della vita pubblica come il mestiere di giornalista imporrebbe”.
Quanto ai colleghi giornalisti che coltivano pomodori sul balcone auguro un prosperoso raccolto anche per poter eventualmente cambiare mestiere.






























