di Giovanni Minicozzi
Tre anni di governo Toma sono serviti per trascinare il Molise da regione in via di sviluppo a regione sottosviluppata.
Lo ha attestato la commissione europea che ha bacchettato Toma per le politiche di sviluppo, sostanzialmente inesistenti, mai elaborate dal governo regionale.
I commissari dell’Unione europea hanno anche “strigliato” l’esecutivo sul pessimo utilizzo dei fondi strutturali e sul mancato raggiungimento degli obiettivi minimi prefissati.
Tempo addietro il presidente aveva dichiarato che la sua costante presenza a Bruxelles avrebbe creato le condizioni per rilanciare lo sviluppo di questa terra, terra da lui stesso massacrata.
Così non è stato e sarebbe opportuno chiedere il conto sulle sue frequenti trasferte
nella capitale europea.
Purtroppo in questa regione non sono mancate solo le politiche di sviluppo ma è venuta meno proprio la Politica, quella con la P maiuscola.
Basti pensare alla scellerata gestione della pandemia e del servizio sanitario in genere per non parlare della totale assenza di politiche attive per il lavoro e delle politiche sociali entrambe consegnate recentemente nelle mani di una persona non propria eccelsa e in odore di conflitti di interessi.
Stessa sorte per i trasporti e per le infrastrutture peggiorate nel tempo e prive di una programmazione di fatto inesistente.
Sostanzialmente abbandonati anche i settori del terziario e quello primario (agroalimentare) che hanno fatto registrare un vistoso arretramento mascherato da annunci roboanti puntualmente smentiti dai fatti.
In tale tragico contesto il consiglio regionale, tranne rare eccezioni, è diventato un fantasma che non riesce a discutere niente all’infuori di mozioni, interpellanze e inutili ordini del giorno.
Le pochissime leggi che l’aula è riuscita ad approvare in tre anni di attività sono state puntualmente impugnate dal governo Draghi e dalla Corte Costituzionale.
Al contrario la giunta Toma continua imperterrita a sfornare delibere di natura clientelare che di certo non servono a risollevare le sorti della Regione.
L’ultima in ordine cronologico è la proroga fino al prossimo 31 dicembre a beneficio dei quattro commissari che da anni gestiscono le dieci comunità montane con l’obiettivo di liquidarle in un tempo breve.
Invece il tempo è passato ma la liquidazioni degli enti montani non è dietro l’angolo.
Per la cronaca tre dei quattro commissari nominati da Toma poco dopo il suo insediamento sono stati candidati alle ultime regionali, ma non eletti, nelle liste collegate proprio a Donato Toma.
I commissari percepiscono una indennità pari a duemila euro mensili e sono Pompilio Sciulli, presidente Anci Molise ed ex sindaco, Carlo Perrella, Giovancarmine Mancini e l’avvocato Domenico Marinelli, quest’ultimo non candidato alle regionali.
Quedto è il Molise di Donato Toma che sta precipitando nel baratro.






























