di Giovanni Minicozzi

La travagliata vicenda relativa alla vendita della Spa Gemelli Molise si arricchisce di nuovi particolari. Sono note le vicende storiche della ex Cattolica poi trasformata in Fondazione Giovanni Paolo II e da circa due anni diventata Spa Gemelli Molise. Consultando gli archivi notarili è emerso il contratto di compravendita del terreno di contrada Tappino tra la Cattolica e il comune di Campobasso sottoscritto dal sindaco dell’epoca Enzo Di Grezia.

L’atto venne redatto dal notaio Fiorita Puzone nel mese di gennaio del 1993. Il consiglio comunale aveva approvato una delibera per cedere gratuitamente quel terreno ma la normativa sulla cessione dei beni demaniali non lo consentiva e così la Cattolica fu costretta a sborsare 780 milioni di lire per acquisire i circa 17 ettari di terreno. Quindi, in nome della verità, dobbiamo smentire tutte le indiscrezioni circolate anche sulla stampa locale su una donazione che non c’è mai stata.

A tal proposito allego in calce all’articolo copia della pagina del contratto di compra – vendita dove si evince con chiarezza il costo dell’operazione. Successivamente la Cattolica realizzò la struttura con il contributo determinante della Cassa per il Mezzogiorno (legge 64) e acquistò tutti i macchinari con la legge n. 20. Abbiamo già scritto su questo giornale che i vincoli imposti per poter usufruire dei contributi pubblici finalizzati alla destinazione della struttura  erano di 10 per l’immobile è di 5 anni per le attrezzature, vincoli abbondantemente scaduti.

Intanto però la vendita del Gemelli Molise è di fatto bloccata e nulla si sa sugli sviluppi futuri. Sulla vicenda è intervenuta a gamba tesa la Regione e per essa il presidente Donato Toma con una nota imbarazzante inviata ai vertici romani del Gemelli con la quale il governatore minaccia fuoco e fiamme.

Forse il commercialista non ha ben compreso che si tratta di una legittima  operazione tra privati nella quale la Regione avrebbe potuto fare la propria offerta per subentrare nella gestione. Invece il presidente commercialista ha cancellato ogni ipotesi di acquisto e ha scelto la strada sbagliata delle velate minacce contro il Gemelli e contro i possibili acquirenti privati.

È opportuno sottolineare che nei suoi tre anni di mandato Toma ha ignorato le situazioni di difficoltà della struttura, ora costretta a lasciare il Molise, limitandosi a nominare l’avvocato Nicola Lucarelli, suo consulente, nel Cda della società per azioni. Considerata la pervicace e incomprensibile  volontà della Regione di non candidarsi per l’acquisto ai molisani non resta che sperare nel subentro di un’azienda già affermata nel campo dell’alta specializzazione e della ricerca scientifica.

Per la cronaca tra i cinque possibili acquirenti rimasti in gara, piaccia o no, solo due sono in possesso dei requisiti che servono ai molisani per curarsi, ovvero Humanitas di Milano e Neuromed di Pozzilli. Verosimilmente però Gemelli Molise venderà le azioni a chi offre di più.

Diceva un mio amico di Torino:

“Se proprio devo morire scelgo la bara anzicché la fossa comune”.

 

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