di Tonino Atella

Potatura degli olivi ? Meglio l’esperienza dei coltivatori terrieri rispetto ai libri che ne parlano sotto il profilo prettamente scientifico ! In effetti é risaputo che la vita vissuta sia maestra infallibile ed assolutamente affidabile. La prova arriva da Venafro ed esattamente da un diretto conduttore/coltivatore di proprietà terriera arricchita da ulivi ultracentenari dai quali ricavare l’ottimo olio extravergine dell’area venafrana, graditissimo agli antichi romani che tanto se ne deliziavano gola e palato “cantandone” poi le qualità attraverso i massimi autori dei loro tempi, Orazio tra i tanti. Olio extravergine venafrano comunque tanto apprezzato anche dai buongustai contemporanei del terzo millennio che a buona ragione l’hanno designato  “il principe” indiscusso di tavola e dieta mediterranea. Tanto premesso si capisce facilmente ricchezza, qualità ed importanza di tale prodotto della terra molisana, al punto che ognuno ne dice, ne disfa e ne approfondisce a piacimento, ogni volta sfornando teorie particolari e sovente diverse, addirittura contrapposte in materia di tenuta e conservazione dei millenari ulivi della piana dell’estremo Molise dell’ovest, quella venafrana per l’appunto.

Veniamo all’accaduto. In piena terra pianeggiante venafrana insisteva (e per fortuna insiste ancora) plurisecolare ulivo che a detta del proprietario, appassionato coltivatore seppure pubblico impiegato, soffriva di brutto tanto da temersi il peggio per la sua sopravvivenza. Non cresceva come avrebbe dovuto, non produceva i frutti sperati, dai suoi rami da anni non pendevano più ulive e non se ne ricavava da tempo il tanto agognato olio. “Che fare ?”, pensò il proprietario, “Abbattimento o potatura sperando di salvarlo ?”. Alla fine, saggiamente, prevalse la potatura e l’impiegato/coltivatore a tanto si predispose ed effettuò. Apriti cielo ! Esperti del settore, che tanto avevano studiato ed approfondito dai libri e che in materia di ulivi ed uliveti fungevano da precisi punti di riferimento in diverse circostanze, gridarono all’obbrobrio, allo scempio ed al malfatto, additando addirittura l’accaduto ! Il “povero” impiegato/coltivatore  si fece piccolo piccolo sentite le critiche al suo operato, ma restò convinto di quanto fatto ed aspettò fiducioso l’avvicendarsi delle stagioni e quindi la nuova fioritura del proprio ultracentenario ulivo. Che avvenne regolarmente ed anche in maniera e quantità abbondante, tanto da lasciar pregustare olio a sazietà e di qualità eccellente, giusta la natura del proprio ulivo! Perciò molte volte, e fermo restando l’affidabilità dei libri e della scienza in genere, è bene rifarsi alla vita vissuta, all’esperienza “sul campo”, giusto come facevano i nostri nonni e coloro che li hanno preceduti, maestri infallibili di vita vissuta e della realtà quotidiana attraverso la loro esperienza diretta che non temeva il confronto con libri, studiosi ed esperti di sorta. Come sta oggi l’ulivo di cui la cronaca appena descritta ? Ottimamente come da foto e presto distribuirà olio per condire primi, secondi e contorni della buona tavola naturale venafrana.

Articolo precedenteMargherita Gravina: “Irrispettoso verso i cittadini prendersi meriti personali per quello che è stato un lungo lavoro svolto in Commissione e in Consiglio”
Articolo successivoPremio letterario “Michele Buldrini”. Conto alla rovescia per il vincitore dell’edizione 2021