di Tonino Atella
I matrimoni di un tempo : simpaticissimo ricordarli, in quanto pieni zeppi di particolarità tipiche dei tempi andati. Oggi c’è tanta etichetta, anche tanto lusso (chi può permetterselo…), tante ricercatezze e tutto è molto bello e curato nei minimi particolari. Una volta si usava e ci si comportava ben diversamente, fermo restando auguri, sorrisi e felicità per gli sposi che, allora come adesso, ringraziavano di cuore soprattutto degli auspici sinceri e graditissimi per un futuro ricco di sorrisi, gioie, felicità e fortune. Già, i matrimoni dei tempi che furono ! Le risorse delle due famiglie che sposavano i rispettivi figli erano generalmente limitate e di conseguenza era altrettanto contenuto il numero di coloro che venivano ammessi al pranzo nuziale, oltremodo atteso e gradito essendo in genere -e sempre per motivi economici- “contenuta”, parca la tavola domestica quotidiana in quasi tutte le case. Si aspettava cioè l’invito ed il pranzo di nozze per mangiare e bere finalmente a sazietà ! Ma chi veniva invitato al pranzo vero e proprio del matrimonio, che avveniva ovviamente nella casa della sposa o dello sposo non essendoci all’epoca ristoranti o strutture ricettive di sorta ? Innanzitutto per ammettere a tavola un determinato numero di invitati si svuotavano le stanze più spaziose di casa, mettendo fuori in strada o nelle abitazioni di vicini consenzienti mobili e suppellettili varie in modo da fare spazio e lasciar sedere e mangiare gl’invitati. Già, gl’invitati ! Chi erano costoro ? Date le risorse limitate, solo i familiari e i parenti stretti degli sposi, mentre gli altri venivano ammessi ad una … fugace e frugale colazione di primo mattino, consistente in due fette di pane con abbondante prosciutto casareccio all’interno, biscotti rustici del posto e uno/due bicchieri di rosso frizzante, sempre di produzione domestica, eventualmente da bissare se graditi. Dopodiché per loro il matrimonio era concluso, previa consegna del regalo agli sposi in denaro … ! E finalmente si passava alla cerimonia in chiesa vera e propria, al lancio di monetine, confetti e biscotti rustici al termine del rito appena fuori della chiesa e quindi al ricco pranzo di nozze. Dalla cui abbondanza e consistenza dipendeva il più delle volte anche … la consistenza del regalo in denaro ! In parole povere se al termine del pranzo quanto in tavola era stato soddisfacente, saporito ed abbondante si lasciava nella busta il denaro preventivato quale regalo di nozze, altrimenti … si sfilava qualcosa, si toglieva qualche lira, riponendosela in tasca ! Erano i tempi … ! Quando terminava il pranzo ? A sera inoltrata, alle prime ore della notte addirittura, per il piacere di stare a tavola con tant’altri ed anche per mangiare e bere a sazietà ! Il viaggio di nozze ? Ma nemmeno a pensarlo ! Le tasche erano per lo più vuote, per cui gli sposi restavano ben sette giorni a casa a dire, raccontare, ammirare i regali ricevuti, attendere che altri gliene portassero, a contare il denaro ricevuto, a fare altro ovviamente … e solo dopo una settimana uscivano sotto braccio per il paese salutando a destra e a manca, lasciando che tutti ammirassero la sposa e lo sposo e godersi quel momento di bella e piacevole notorietà. All’indomani si tornava tutti al lavoro, sposi compresi, per cui partiva la vita d’insieme aspettando l’arrivo gioioso ed attesissimo dei figli, di solito numerosi anche perché non c’era di sera la tv … !






























