di Massimiliano Scarabeo
“Durante la presentazione del saggio di Zaslavsky, l’ex presidente della Repubblica, Cossiga, racconta un retroscena sulla guerra fredda. Cossiga ha rivelato, presentando un libro, l’esistenza di un piano segreto per la cessione di Trieste all’Unione Sovietica.
Se l’Unione sovietica avesse invaso la Jugoslavia, l’Italia era pronta a cedere Trieste. Lo ha rivelato francesco Cossiga, durante la presentazione del libro di Victor Zaslavsky ”Lo stalinismo e la sinistra italiana”, spiegando che esisteva un piano denominato ”Alabarda”.
La Nato non avrebbe potuto intervenire a liberare Trieste perché ci sarebbe stato il rischio della terza guerra mondiale, perciò si sarebbe elaborato il piano per la cessione, in modo da evitare un bagno di sangue.
LE DICHIARAZIONI
“Presidente Cossiga, lei è sicuro di quel che dice ? Gli storici non sanno niente di questa storia del piano per cedere Trieste all’Unione Sovietica. Come lo spiega?”
– «Certo che sono sicuro. Il Piano Alabarda lo feci io. Gli storici non lo sanno perchè noi eravamo capaci di mantenere i segreti e questo era un piano segreto».
“È la prima volta che lei ne parla pubblicamente?”
«Ne ho parlato nella Commissione Stragi»
“A che anno risale il piano Alabarda?”
– «Al 1976-1977. Io ero ministro dell’Interno»
“Come nacque quel piano e perché?”
– «Noi, come la Nato, prevedevamo che la morte di Tito avrebbe creato una grave crisi internazionale e che ci sarebbe stato un intervento dell’Unione Sovietica per annettersi la Jugoslavia, magari su richiesta di qualche repubblica autonoma.
Presentammo le nostre ipotesi alla Nato, sapendo che non sarebbe potuta intervenire per liberare Trieste, a rischio di un’altra guerra mondiale»
“Perché prevedevate che in caso di invasione della Jugoslavia i sovietici avrebbero puntato anche a Trieste?”
– «Perché i comunisti avevano bisogno di un gran porto adriatico. Prevedevamo che presa la Jugoslavia avrebbero sconfinato a Trieste con qualche scusa».
“Che cosa contemplava esattamente il piano?”
– «Che nel momento in cui i sovietici fossero entrati a Trieste, noi per evitare la guerra e spargimenti di sangue tra la popolazione civile ci saremmo ritirati da Trieste».
“Che significava ritirarsi da Trieste?”
– «Significava lo sgombero delle nostre forze armate dalla città e da tutto il Friuli Venezia Giulia. Sarebbero rimasti soltanto il prefetto, il questore e le forze dell’ordine per garantire l’ordine pubblico finchè gli occupanti sovietici non avessero deciso di sostituirli in questa funzione».
“Chi era a conoscenza del Piano Alabarda, oltre al governo italiano?”
– «Facemmo un accordo riservato con l’Austria e la Germania. Io andai anche a Vienna a incontrare il mio omologo ministro dell’Interno».
“Che cosa prevedeva l’accordo segreto con Austria e Germania?”
– «Noi pensavamo che gli emigranti jugoslavi volessero rientrare e temevamo che potessero intasare le vie di comunicazione. Così concordammo con gli altri governi di predisporre un canale per gli spostamenti degli jugoslavi sotto Caporetto».
“Quindi, presidente, circa venticinque anni dopo il ritorno di Trieste all’Italia si ipotizzò di cedere la città ai sovietici?”
– «Si, per evitare una guerra e spargimenti di sangue tra la popolazione civile».
“Ma tutto ciò non avvenne, il Piano Alabarda non servì, fu soltanto un «gioco di guerra»?”
– «Lo chiami come vuole, era un piano, fondato su ipotesi allora attendibili, per evitare il rischio di guerra».
“Lei, presidente, conserva i documenti del tempo?”
– «No, lasciai tutto al ministero dell’Interno quando mi dimisi».






























