di Tonino Atella
Come da fede e storia consolidata Venafro si appresta a celebrare San Padre Pio, ricordandone con celebrazioni, preghiere e tanta partecipazione popolare il suo transito dalla vita terrena all’esistenza sopranaturale, avvenuto il 23 settembre del 1968 a San Giovanni Rotondo quando il Frate dalle Stimmate aveva 81 anni. Importante e dai particolari risvolti socio/umanitari la figura di San P Pio per Venafro e i venafrani, alla luce della sua seppur breve permanenza a Venafro nel 1911 quando il Fraticello del Gargano aveva 24 anni ed era stato ordinato sacerdote solo da un anno. Il giovane Cappuccino era arrivato al Convento Francescano di Venafro proveniente da Napoli, dove era stato visitato da illustri medici campani, in primis il rinomato prof. Cardarelli, date le sue incerte condizioni di salute. All’epoca, come detto si era sul finire del 1911, il viaggio di rientro da Napoli a San Giovanni Rotondo era lungo e stressante, per cui venne consigliato al Padre Superiore che aveva accompagnato P. Pio a Napoli di farlo sostare e riposare in qualche Convento dell’Ordine Francescano della zona perché si riprendesse.

La scelta cadde su Venafro, nel cui Convento alla periferia est della città P. Pio stette così da fine ottobre al 7 dicembre del 1911, ossia per 40 giorni, prima di rientrare a San Giovanni Rotondo per le celebrazioni in onore dell’Immacolata. Nella pur breve permanenza venafrana P. Pio diede comunque vita a momenti di intensa spiritualità, oltre che a significativi rapporti sociali con la collettività locale. Conobbe e strinse duratura amicizia col sarto 21enne venafrano Eligio Atella, sacrestano della Chiesa di Sant’Antuono nel centro storico cittadino dove salute permettendo P. Pio si recava di pomeriggio a confessare, intrattenne con giochi e canzoncine mariane i fanciulli della stessa parrocchia che erano attratti da quel giovane e simpatico Frate ed ebbe nella propria celletta al Convento le terribili visioni e tentazioni demoniache che il 24enne Sacerdote di Pietrelcina superò e sconfisse con la preghiera e la fede. Nel periodo venafrano P. Pio, come accennato, non stava bene fisicamente, tanto che sovente il giovane sarto venafrano suo amico si recava in convento ad intrattenersi con lui nella sua celletta al primo piano (l’attuale terza finestra da sinistra corrisponde all’allora celletta di P. Pio nel 1911), mangiava pochissimo e, dalle testimonianze scritte dai suoi confratelli dell’epoca, si sosteneva unicamente con l’eucarestia.

Questo ha fatto affermare ai biografi del Santo del Gargano che i 40 giorni di P. Pio a Venafro possono benissimo essere accostati ai 40 giorni di Gesù nel deserto, col Figlio di Dio a cibarsi nella circostanza unicamente di eucarestia, esattamente come avvenuto per P. Pio a Venafro ad inizio del secolo scorso. Questo e tant’altro per dire della particolare fede popolare di Venafro per il Santo del Gargano, rimasto nel cuore di tutti nonostante non tornasse più a Venafro negli anni successivi ai famosi ed intensi 40 giorni di fine 1911. E’ sorto nel tempo infatti il Gruppo di Preghiera San P. Pio, tante le iniziative per omaggiare il Santo e puntualmente a fine settembre la città è coi Frati del Convento Francescano per la novena di preparazione all’evento del 23 settembre, giorno del “transito”, e per le celebrazioni di rito. Anche quest’anno infatti la stupenda statua lignea riproducente San P. Pio, fatta realizzare decenni addietro dall’allora Superiore del Convento Francescano della città P. Antonio Pompilio dai maestri lignei artigiani del nord Italia col contributo economico dei venafrani, la Statua del Santo -si diceva- è stata scesa dai volontari guidati dall’instancabile e volitivo Nicola Durante dalla nicchia dove solitamente è situata ed esposta in Basilica perché tutti l’ammirino. Preludio, questo, alla novena di preghiere e celebrazioni in onore del Frate dalle Stimmate che si svolgerà in questi giorni nella Basilica di San Nicandro, presenti tanti fedeli venafrani.

Una fede, un connubio San P. Pio/Venafro dai forti e profondi legami che il trascorrere del tempo irrobustisce e consolida sempre più, affondando le radici in sentimenti assai genuini e schietti.






























