Una volta le campagne elettorali si distinguevano per la lotta all’affissione dei manifesti elettorali e per il  volantinaggio selvaggio.

Ricordate le foto dei candidati sulle automobili in sosta?

Oppure le notizie che parlavano della lotta notturna tra gli attacchini? Una vera e propria professione che puntualmente faceva correre il politico di turno all’ingaggio del più veloce.

Poi le multe.

Multe al politico di riferimento se il proprio manifesto non è affisso nel proprio spazio elettorale. Multe salate al politico di riferimento la cui immagine viene trovata attaccata al parabrezza delle auto in sosta.

Nel terzo millennio, arriva Volt.

Loro, i ragazzi della svolta europeista che stanno con chi diceva No all’Europa (5stelle), i ragazzi del rilancio della sanità che si alleano in Molise con chi gli ospedali pubblici li ha chiusi (il Partito Democratico). Loro, quei bravi ragazzi del green è bello e che ti piazzano per strada timbri con stelle e nome.

Ma, per farlo, hanno chiesto un’autorizzazione al Comune? Hanno pagato per l’affissione stradale del timbro?

E se la strada fosse privata, hanno per caso chiesto l’autorizzazione ai proprietari?

E allora se guardiamo in faccia alla realtà, chiediamoci: chi c’è dietro Volt?

E tra stelle e le nuove affissioni selvagge fatte di stampi sulla terra, chiediamoci: Volt è davvero green?

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