Dopo l’incarico regionale a Serena Melogli, figlia dell’attuale candidato sindaco per Forza Italia e Lega.
Dopo il “io non conosco Toma” ripetuto a più riprese da Gabriele Melogli nel corso della prima settimana elettorale.
Dopo le ripetute negazioni: non sono neppure uomo di Patriciello.
Dopo pranzi elettorali senza telecamere, ecco finalmente vedere tutto ciò che si cela dietro la candidatura di Gabriele Melogli a sindaco di Isernia.
A sinistra troviamo Donato Toma, presidente della Giunta regionale del Molise in quota Forza Italia. Il peggior presidente della storia del Molise crollato, dopo poco tempo dalla sua elezione, ai minimi storici per gradimento popolare. Si ha talmente consapevolezza del gradimento dell’imperatore, ops, governatore, che lo hanno relegato in un angoletto del tavolino. Degna sistemazione di chi sta lavorando bene per il proprio territorio?!
Al suo fianco un imbarazzato eurodeputato Aldo Patriciello, patron della sanità privata con l’IRCSS Neuromed di Pozzilli, rifugiatosi nel silenzio dopo la nomina di Toma a commissario della sanità. Come se non fossero bastati i danni prodotti da semplice presidente di Regione.
Terzo da sinistra, Gabriele Melogli. L’uomo che “non ho neppure il numero di Toma”. Il candidato sindaco del “io non sono il candidato di Toma, questa storia è come la calunnia che non si può fermare”.
Poi l’ospite d’onore: il ministro per i Sud Mara Carfagna, ignara di ciò che in Molise rappresenta il gruppo di potere che l’ha invitata e ospitata.
Dulcis in fundo, lei, la Venere della politica regionale: Annaelsa Tartaglione. La parlamentare forzista eletta a Foggia, il cui futuro politico dipende da queste elezioni comunali. Perché dopo il taglio dei parlamentari, la prossima volta entrare in Parlamento sarà cosa ardua. Meglio avere un’amministrazione comunale amica.
Gli isernini saranno consenzienti ad incrementare il potere di questo gruppetto politico?






























