“Incentivi a favore dei piccoli Comuni molisani atti a contrastarne lo spopolamento ed a favorirne la ripopolazione”. E’ questo il titolo di una legge che esiste alla Regione Molise dal 3 marzo 2009 e rimasta disapplicata dal periodo di governo legato a Paolo Frattura e dal 2018 con il governo Toma.
Perché una legge contro lo spopolamento, per essere applicata, ha bisogno di essere finanziata.
La si scopre oggi, durante il Consiglio regionale, in cui Michele Iorio chiede a Toma lo stato dell’arte del reddito di residenza attiva e il governatore, peraltro assente perché a Roma per la Conferenza delle Regioni (sembra), risponde nulla. Perché non c’è nulla da dire. Perché la misura di cui si è vantato il governo regionale andando sulle testate nazionali non ha mai trovato concreta applicazione. In aula si procede con l’ordine del giorno di Aida Romagnuolo che propone una commissione speciale per studiare il settore lavoro e spopolamento. Insorgono in aula. Chi, la maggioranza? Certo che no. Insorge l’apposizione ormai palla e ciccia in vista delle future regionali in cui potremo vedere insieme l’ex di Frattura con i penta stellati. Così si ascoltano interventi “livorosi” di Andrea Greco (forse perché il tema non è stato sollevato dal suo gruppo inesperto e carente di capacità di analisi) e la spalla di Facciolla al capogruppo pentastellato. Si sento partire accuse e si tira in ballo l’ex governatore reo, secondo il vice di Frattura e lo stesso Movimento 5stelle, di non affrontare le questioni nella commissione da lui presieduta.
La legge viene sventolata in aula da Iorio. Perché le Commissioni lavorano per approvare proposte di legge che presenta la Giunta o i consiglieri. “Io la legge l’ho fatta quando ero presidente proprio per evitare che si arrivasse, oggi, a queste situazioni. Sono altri che non la applicano” afferma l’ex presidente. Restano tutti a bocca aperta non essendo a conoscenza neppure delle leggi che esistono nella regione che quei tutti vogliono guidare.
E cosa dice la legge esistente dal 2009?
Si rivolge ai Comuni con popolazione fino a mille abitanti e copre materie che vanno dalle Attività economiche sociali e culturali alla Tutela e valorizzazione patrimonio naturale e storico-culturale fino alla Promozione e sostegno anche per le famiglie che continuano a vivere nel paesello e decidono di mettere su famiglia.

Sono previsti anche incentivi per l’insediamento nei piccoli comuni “I premi di insediamento sono stabiliti in euro 2 mila annui, da erogarsi per un massimo di cinque annualità consecutive, previa verifica del mantenimento della residenza o della sede di effettivo svolgimento dell’attività economica” tanto per citare un esempio.
Ma ci sono anche agevolazioni tributarie e interventi volti al sostegno delle attività presenti in loco, sostegno ai centri di aggregazione sociale che dimostrano di avere una forte valenza attuale quali espressione di cittadini associati per la gestione senza scopo di lucro di attività sociali e del tempo libero rivolte in particolare ai giovani, agli anziani ed alle categorie più deboli e svantaggiate attraverso il recupero di edifici non utilizzati o sottoutilizzati, mediante l’erogazione ai comuni di un contributo una tantum quale concorso alle spese di allestimento di detti centri multifunzionali per un massimo di euro 100 mila per ogni comune.

Così come la legge del governo Iorio prevede incentivi a favore di chi nel paesello è già residente attraverso contributi per:
- a) iniziative nel campo dei servizi alla persone e in particolare dei servizi educativi per l’infanzia e per l’adolescenza, dei servizi sociali, del sostegno al diritto allo studio e di altre attività educative e associative;
- b) agevolazioni per favorire l’insediamento e il mantenimento della residenza, anche per l’acquisto dell’abitazione principale, per la ristrutturazione di vecchi edifici o case;
- c) contributo spese una-tantum per ogni nuova nascita od adozione avvenuta all’interno di famiglie residenti nel comune nella misura di:
1) euro 2 mila per il primo figlio;
2) euro 5 mila per il secondo figlio;
3) euro 10 mila per il terzo figlio;
4) euro 15 mila per ogni figlio successivo al terzo.
Insomma, una legge che se applicata avrebbe potuto alleggerire il carico di spopolamento.
Una legge che i consiglieri neppure conoscevano.
Una legge a cui i sindaci, forse, dovrebbero interessarsi.
Di fronte a questo tipo di dibattito sorge spontanea una sola domanda: come può il Molise uscire dalla morsa decadente se chi vorrebbe traghettarla fuori non ha memoria storica, non ha conoscenza di ciò che esiste e non ha contezza di ciò che ancora si può e si deve fare?
E in fondo, cosa ci si può aspettare da una classe politica che sfila strumentalmente alle manifestazioni sulla sanità e al contempo sono complici del degrado non avendo voluto, e tacendo ancora oggi, su un centro Covid dedicato in regione?
Non provano un briciolo di vergogna?
Dal Consiglio di oggi, certamente si può trarre un insegnamento: non sono all’altezza.






























