di Tonino Atella
Per questo tanti studiosi della sua vita hanno accostato i 40 giorni venafrani del Santo dalle Stimmate ai 40 giorni di Gesù nel deserto, in quanto entrambi sopravvissuti con la sola eucarestia.
In questo periodo di centodieci anni orsono, esattamente dal 29 ottobre al 7 dicembre del 1911, Venafro ebbe tra i propri abitanti -seppure per un periodo ristretto, appena 40 giorni- un giovane di soli 24 anni, non venafrano, all’epoca nient’affatto conosciuto, ma che nel corso della propria vita futura darà dimostrazione e prova di tanto e di molto, finendo amato ed apprezzato da tutti senza distinzione alcuna. Si sta scrivendo di San P. Pio, che nel periodo sopra specificato stette al Convento Francescano di Venafro di ritorno da visite ed accertamenti medici effettuati nel capoluogo partenopeo presso il noto chirurgo dell’epoca, prof. Cardarelli. In effetti il giovane frate, che nella circostanza era stato accompagnato a Napoli dal proprio Padre Superiore del convento pugliese cui era assegnato, da tempo aveva preso i voti monacali ed era sacerdote da un anno. Aveva raggiunto Napoli perché si accertasse il suo incerto stato di salute che tra l’altro gli impediva di restare in convento assieme ai propri confratelli tant’è che era stato dispensato da tale obbligo dell’Ordine e gli veniva concesso di vivere coi suoi a Pietrelcina, suo Comune di nascita, perché si rimettesse. Dopo gli esami medici nel capoluogo partenopeo, e sulla strada di rientro in Puglie, si preferì far sostare brevemente il 24enne Frate al Convento di Venafro affinché riposasse e si riprendesse, prima di affrontare il lungo viaggio di ritorno. Si era nel 1911, le strade e i collegamenti Campania/Molise/Puglie non erano certo il massimo, per cui si ritenne che la sosta del 24enne a Venafro non potesse che fargli bene.

E fu così che il Fraticello del Gargano stette 40 giorni a Venafro, periodo contraddistinto dalle visioni e tentazioni demoniache che superò con la preghiera e l’eucarestia secondo le testimonianze scritte dei suoi confratelli di Venafro, dalla ripetuta presenza del giovane P. Pio nella Chiesa di Sant’Antuono, centro storico di Venafro, per le confessioni in preparazione della novena dell’Immacolata, dalla fraterna amicizia col sacrestano di tale luogo di culto, il 21enne Eligio Atella, spesso poi di pomeriggio nella sua celletta al convento per fargli compagnia quando il Frate per le proprie condizioni di salute restava a letto non essendo in grado di raggiungere la predetta chiesa venafrana, dal coinvolgimento di tanti fanciulli della stessa parrocchia che il giovane Frate intratteneva piacevolmente con giochi e canzoncine mariane che tanto appassionavano i minori che giorno dopo giorno accorrevano sempre più numerosi attratti da quel giovane monaco e successivamente dall’intenso scambio epistolare col sacrestano Eligio, lettere tanto significative ed importanti da entrare poi a far parte del carteggio ufficiale della causa di beatificazione e santificazione del Frate dalle Stimmate. Permanenza intensa e significativa quindi, quella del 24enne P. Pio a Venafro, che il giovane sacerdote sopportò cibandosi unicamente di eucarestia ! Questo ha indotto tanti suoi studiosi ad accostare ii 40 giorni del 1911 di P. Pio a Venafro coi 40 giorni di Gesù nel deserto, nutrendosi entrambi nelle due distinte circostanze solo di eucarestia ! Il 7 dicembre del 1911 comunque, dopo aver tanto dato, aver ricevuto altrettanto ed aver molto prodotto, P. Pio ed il proprio Superiore lasciano Venafro per rientrare in Puglie per la ricorrenza dell’Immacolata. Nel corso della propria intensa vita successiva, il Frate dalle Stimmate non avrà più modo di tornare a Venafro, ma quei 40 giorni d’inizio ‘900 continuano ad essere per i fedeli di Venafro e dintorni una pietra miliare nella ricca storia cristiana del Molise dell’ovest.






























