di Tonino Atella
Non potato però, invade tantissimo strade e piazze del centro storico, rovinando l’attrattiva dei quartieri antichi.
Gli alberi storici di Venafro ? All’esterno dell’abitato sugli ultimi pendii collinari predominano da sempre gli storici ulivi dall’olio ottimo, extra vergine, leggero al massimo, dal colore giallo/verde bellissimo, fragrante, saporito e delizia autentica per il palato, alberi presenti anche in pianura sempre per il top dei gusti. E proprio nel periodo si lavora tutt’intorno e ai piedi di siffatti alberi per ricavarne il saporitissimo condimento della tavola, il meglio della dieta mediterranea, di cui proprio l’olio extravergine è il principe indiscusso. Questo all’esterno dell’abitato cittadino.

All’interno, invece, quale l’albero predominante? Tante e (quasi …) tutte belle le specie arboree viventi dentro Venafro, ma su tutte predomina per quantità e quindi per numero il leccio, albero che un tempo godeva dei favori unanimi sia dei privati che delle istituzioni pubbliche, tanto da venire interrato un po’ ovunque. Un sempre verde, il leccio, che si faceva preferire -dal che la sua diffusione- proprio perché presentava sempre una chioma ricca di verde e tale da abbellire piazze, strade, viali e l’ambiente in generale. A Venafro, tanto per citare, il leccio è presente in numerosi giardini privati nel centro storico, ma soprattutto sulle piazze più importanti, lungo i viali centrali e ovunque ci siano spazi pubblici. Filari di decine di lecci abbelliscono piazza Vittorio Veneto e Piazza Cimorelli al rione Mercato, il salotto della Venafro Antica, sono presenti su piazza Garibaldi al rione Porta Nuova e salgono lungo Corso Garibaldi che porta all’ex Seminario Vescovile oggi sede del Carsic.

Numerosi lecci arricchiscono poi via Milano, la strada della Biblioteca Comunale, e via Caserta, dov’è situata la casa che diede i natali all’Eroe di Curtatone e Montanara, il cattedratico e geologo venafrano Leopoldo Pilla, mentre sino ai decenni trascorsi tali alberi erano presenti anche lungo Viale Vittorio Emanuele III, il cosiddetto Viale della Stazione Ferroviaria, prima della loro rimozione per sostituirli con altre specie arboree, e in piazza Merola, su cui si affaccia la Chiesa di San Giovanni in Platea, detta di San Francesco. Proseguendo lecci anche in via Falca di fronte alla storica fonte delle “Quattro Cannelle”, sul piazzale della Cattedrale, nonché ai piedi del Castello Medievale sulla piazza dalla particolarità unica : la doppia toponomastica. Alla storica ed originaria pietra murata che cita “Piazza del Castello Medievale”, da qualche anno infatti se ne affianca un’altra metallica che parla di “Piazza Antonio De Curtis, in arte Totò”, nel ricordo della presenza del “Principe della Risata” nel 1956 a Venafro per girare assieme a Fernandel scene de “La legge è legge”.

Un stranezza da risolvere una volta per tutte rimuovendo una delle due tabelle toponomastiche per non disorientare ospiti, turisti e visitatori. Lecci quindi, per tornare a tali alberi, presenti in quantità considerevole nell’intero centro storico venafrano, che però al momento hanno smarrito bellezza ed attrattiva loro proverbiali. In effetti da tempo non vengono potati sicché, cresciuti a dismisura, attualmente invadono piazze, viali e strade, senza apportare alcunché di bello ma tutt’altro. Furgoni, auto ed altri mezzi su gomma in transito nel centro storico il più delle volte vanno ad urtare le loro vaste chiome, per cui a terra si ritrovano tantissimo fogliame e rami spezzati. Non è un bel vedere, si creda, lecci siffatti ! In effetti danno più l’idea del disordine che altro ! Troppo invasivi, enormi e tali da non essere affatto belli. Urge perciò la loro immediata ed oculata potatura, perché la Venafro Antica recuperi in attrattiva e suggestione grazie al verde naturale ben tenuto al suo interno, appunto lecci curati, potati e ben tenuti.






























