di Tonino Atella

Tra i tanti da ricordare Mingo Ciallella che d’estate, quando non suonava la zampogna, s’imbarcava come turista sulle navi di crociera conoscendo mezzo mondo.

Sembra ieri, ed invece sono trascorsi decenni ! Ma è sempre bello e piacevole ricordare quanto nel periodo e sino all’Epifania degli anni trascorsi avveniva nella Capitale, ed esattamente lungo la storica scalinata di Trinità dei Monti e tra la gente che l’affollava, grazie alla presenza ed alla sapienza e saggezza socio/musicale degli zampognari molisani di Castelnuovo al Volturno, piccolo agglomerato rurale letteralmente attaccato lungo gli ultimi pendii di Monte Marrone nella catena delle Mainarde. A coppie, a partire dall’Immacolata e sino all’Epifania, con addosso la proverbiale “ruota” (il cappotto contadino del passato), ai piedi “ i chiochier’ “ (le tipiche calzature montanare con pelle e spago), indossando abiti “poveri” e tenendo in mano zampogna e ciaramella, lasciavano il Molise, le loro case e le famiglie, portandosi dopo un lungo e poco comodo viaggio in treno nella Capitale per suonare le melodie popolari natalizie, divertire, far sognare, portare in giro l’aria della festa e raccogliere le offerte con cui tirare avanti la famiglia. In effetti d’autunno/inverno facevano gli zampognari a Roma e nelle altre città d’Italia, e in primavera ed estate nel loro Molise portavano gli animali al pascolo per ricavarne formaggi, latte e carne per figli, anziani di casa, mogli e nipoti. Tanti e tutti particolarissimi ed assolutamente simpatici questi indimenticabili zampognari molisani in giro a suonare, divertire e far sognare a Roma come nel resto della Penisola e tra i tanti piace qui ricordare Mingo Ciallella di Castelnuovo al Volturno, personaggio unico ed assai dinamico che sapeva ingegnarsi per farsi apprezzare e ricavare il massimo quanto a offerte. Aveva ideato, il simpatico ed ingegnoso Mingo, un raccoglitore metallico che aveva fissato dinanzi alla propria zampogna per raccogliere offerte senza dover smettere di suonare. Si piazzava, assieme al compaesano che suonava la ciaramella, a metà scalinata di Trinità dei Monti, distribuiva suoni, melodie e sorrisi a destra e a manca, ringraziava con un cordialissimo inchino ogni qualvolta nel raccoglitore metallico il passante lasciava cadere l’offerta e andava avanti così sino a notte fonda, suonando, divertendo e ricevendo la gratuita e spontanea gratitudine della gente. Quindi, quando per strada e lungo Trinità dei Monti non c’era più nessuno essendo tutti rientrati per riposare, Mingo e l’amico finalmente smettevano di suonare e rientravano a loro volta nella modesta pensioncina in cui erano alloggiati, dividendosi equamente quanto ricavato prima di riposare a loro volta. E questo per settimane intere sino all’Epifania, come si conviene a quelli che oggi si definiscono “artisti di strada”. Ma Mingo e compaesano erano anche altro ! Erano soprattutto saggezza popolare, maestria interpretativa e capacità di coinvolgere e divertire piccoli e grandi, facendoli sognare coi loro suoni tipici. “I principi natalizi” di Trinità dei Monti, possiamo definire oggi gli allora zampognari molisani di Castelnuovo al Volturno, e non pensiamo affatto di esagerare ! Cosa facevano Mingo e gli altri zampognari molisani in primavera ed estate ? Come detto, in genere accudivano i propri animali e curavano i pascoli, ma il dinamico e simpatico Mingo faceva anche dell’altro ! Saliva sulle navi di crociera in giro per il Mediterraneo o negli oceani, conosceva tanta gente, stringeva amicizie, raccontava, ascoltava ed allargava il proprio raggio d’influenza ! Quindi tornava ai piedi di Monte Marrone per divulgare le proprie avventure turistiche, mentre gustava assieme a chi lo stava ascoltando saporitissime pezze di formaggio pecorino dei monti mainardici messe ad insaporire nel proprio fondaco nella piazzetta di Castelnuovo al Volturno, pasteggiando con tanti bicchieri di frizzante rosso molisano. Grazie Mingo per tutto quanto hai saputo dare e che lassù dove stai tu ne raccolga frutti copiosi !

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