E’ ormai comune consapevolezza che le Aree interne molisane siano ridotte ad una condizione di triste desolazione e che le popolazioni dei nostri territori montani, malgrado il pregevole patrimonio della loro atavica tenacia e degli antichissimi valori culturali e sociali, non siano fin qui riuscite a scongiurare il letale spopolamento dei loro Comuni, con la conseguente compromissione di ogni sviluppo economico e demografico.

I Comuni montani non solo del Molise, ma anche di altre regioni italiane, stanno vivendo la funesta tragedia del progressivo processo di estinzione, che si sta consumando nella irresponsabile indifferenza delle politiche Centrali, che non hanno fin qui adottato misure incisive, idonee al rilancio economico e demografico di quei territori.

Senza rinvii all’auspicata sconfitta del Covid-19, sarebbe il caso di destinare una congrua disponibilità dei fondi provenienti dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) all’attuazione di straordinarie politiche di rilancio e di sviluppo delle Aree interne. Forse sarebbe quanto mai opportuno seguire, anche qui in Molise, le indicazioni di molti politologi e di autorevoli Amministratori Regionali, che paragonano il PNRR ad un novello piano Marshall: una immensa pioggia di dollari che, appena dopo le devastazioni del secondo conflitto mondiale, aiutò molto le nazioni europee a reagire, a rilanciare le loro pregevoli potenzialità fino a riconquistare posizioni di alto prestigio nel mondo. Allora i partiti si allearono, pur nelle loro distinte posizioni ideologiche, in nome della rinascita, della reazione alla tragedia, della grande sete di pace, di solidarietà, di benessere generale. L’Italia, grazie ai suoi solidi valori civili ed alla sua secolare coesione sociale, riuscì a realizzare decenni di tenace ricostruzione, fino a riconquistare posizioni di rilievo anche tra le nazioni più industrializzate del mondo. Fu allora che le Regioni varcarono la soglia del decentramento legislativo con la conquista di notevole autonomia istituzionale, che consentiva di adeguare le politiche Centrali alle connotazioni identitarie dei territori.

 Nella nostra regione sono ormai ben palesi i problemi da affrontare con la massima incisività, primo fra tutti l’isolamento in cui versa la maggioranza dei Comuni montani, i cui collegamenti alle arterie di scorrimento o non esistono o presentano una incalzante impraticabilità. In relazione a tale gravissima condizione, circa otto anni fa alle nostre Aree interne fu somministrata la pozione letale da una classe politica impari, che non colse la rilevanza di una moderna superstrada a quattro corsie che prevedesse, oltre al veloce collegamento alle reti autostradali, anche i raccordi con i Comuni montani, alcuni dei quali già ora godrebbero del riscatto dal loro fatale isolamento. La realizzazione di quella pregevole arteria sarebbe assurta a strumento essenziale per il rilancio, anche turistico, dei nostri territori montani ed invece, a distanza di anni, dobbiamo solo assistere – di recente anche attraverso fugaci comparse televisive o di stampa – ad un ipocrita “pianto del coccodrillo” di qualche artefice di quella nefasta legislatura, che ora vanta di volersi battere perché ingenti finanziamenti vengano destinati al riscatto delle Aree interne ed, in particolare,  alla realizzazione della quattro corsie S. Vittore – Termoli.

Va tuttavia sottolineato che, malgrado le difficili condizioni in cui versano i nostri piccoli Comuni montani,  già da qualche anno si percepisce in Molise la interessante avvisaglia di un turismo sociale nuovo, che dal nord sta scendendo qui da noi forse attratto dai  paesaggi seducenti, dalla purezza delle sorgenti idriche, dalla qualità dell’aria che si respira sulle nostre montagne, dalla distensiva serenità dei ritmi di vita delle Comunità molisane, dalla fruibilità a cavallo di ciò che resta degli antichi tratturi, nonché dalla preziosa offerta enogastronomica della ristorazione collinare, con la qualificata genuinità delle produzioni autoctone. Tutto questo gioca ancora a favore dell’economia regionale, grazie anche ad un importante riconoscimento dell’Unesco, noto ai più, che di recente ha ufficialmente accreditato come Patrimonio Culturale dell’Umanità la storica transumanza molisana, con i secolari tratturi regionali della rilevante consistenza di circa 400 chilometri, la cui configurazione a maglie strette favorì, già dal tardo Medio Evo, lo sviluppo uniforme di tutto il territorio. Tale riconoscimento va interpretato, a mio modesto parere, non già come un lusinghiero encomio storico, bensì come prezioso stimolo a salvare l’autonomia costituzionale della Regione Molise, fortemente compromessa dall’attuale divario socioeconomico  tra le proprie aree geografiche.

Queste recenti novità vanno lette ed interpretate correttamente. Esse invocano politiche di compatibile valorizzazione dei territori montani, che puntino prioritariamente al riscatto delle Aree interne, non solo liberandole dal loro secolare isolamento, ma incentivandone molto le produzioni di qualità.

In concreto, c’è da chiedersi se non sia indispensabile procedere urgentemente ad un rivoluzionario censimento di quelle migliaia e migliaia di ettari di terreno agricolo, che giacciono nei territori montani abbandonati ed incolti da oltre mezzo secolo, di cui non esistono più neppure i proprietari, espatriati da tempo immemorabile in nazioni lontane. Con il sostegno e la operosa collaborazione dei Comuni, si potrebbe realizzare il recupero di un patrimonio produttivo di notevole consistenza, con la nascita di centinaia di nuove aziende agricole, che rappresenterebbero un esempio di programmazione Regionale molto avanzata, impegnata nella difesa ad oltranza dei territori agricoli incontaminati e nel sostegno premiale della innovazione e della qualità delle produzioni rigorosamente biologiche. Gli effetti positivi di tali politiche sugli assetti economici e demografici di quei territori sarebbero di ovvia e palese evidenza.

Ugualmente, sarebbe molto interessante una programmazione Regionale orientata ad interpretare in termini positivi l’accennato riconoscimento dell’Unesco, realizzando politiche miranti al ripristino dell’aulico tracciato dei tratturi, pregevole strumento di valorizzazione dei presìdi storici della nostra civiltà e rilancio del turismo verde a cavallo, una varietà di interesse culturale sempre più gradito dalle generazioni giovanili, evidentemente stanche di trascorrere le proprie ferie estive bivaccando su arenili sovraffollati, lambiti da mari malati, dove le esigenze di riposo si trasformano spesso in disagi e limitazioni. Il nuovo turismo sociale cerca la riscoperta di territori ameni, di contesti ambientali dai ritmi di vita distensivi e dalla offerta enogastronomica incontaminata. Tutte qualità e connotazioni ambientali che costituiscono la identità storica del Molise, al quale andrebbe restituita una fruizione decente dei propri territori, anche quale pregevole investimento finalizzato allo sviluppo turistico e culturale dei borghi antichi, realizzati nei secoli lungo gli storici itinerari dei tratturi ed ora ben disposti alla valorizzazione delle notevoli disponibilità di posti letto inutilizzati.

La storia non va tradita; anzi, va letta e meditata. La vicenda molisana ci rimanda all’epoca del piano Marshall e stimola le forze politiche e le Istituzioni a stipulare uno storico PATTO DI SOLIDARIETA’, che sancisca la ferrea lotta ad ogni contaminazione del Potere, alle rappresaglie interne delle ideologie e degli assetti Istituzionali, nonché all’impetuosa irruenza dei localismi che, tutti insieme, hanno da sempre compromesso la dimensione omogenea e strutturale della Programmazione Regionale.

Termoli, 21.12.2021

Luigi Petracca

Coordinatore Regionale CONFEDIR

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