Oggi giro virtuale nella Venafro antica di nord/ovest per ritrovare personaggi, tradizioni, lavori e spiritualità.

Il covid tutto ferma ed affossa ? Assolutamente no, se c’è la volontà dei singoli di attivarsi perché la vita associativa proceda, seppure con le limitazioni e le restrizioni imposte dal periodo. E’ in tale precisa ottica che va segnalata l’attività dell’operativo movimento cittadino de “I Venafrani per Venafro”, sodalizio popolare autonomo dal merito unico ed indiscutibile (operare senza alcun contributo pubblico, giammai richiesto) che propone -anche se sui media regionali via web, data l’impossibilità di ritrovarsi fisicamente date le limitazioni da covid- la conoscenza storico/artistico/culturale delle peculiarità popolari della quarta città del Molise, Venafro, perché tutti ne sappiano e ne apprezzino ben oltre i confini comunali e regionali. E giust’appunto ecco il comunicato de ”I Venafrani per Venafro” a firma del referente del movimento, il giornalista e nostro collaboratore amichevole da Venafro Tonino Atella, che di seguito viene ospitato. “Con l’augurio di tornare al più presto ad incontrarci per ammirare de visu e da vicino la Venafro antica -attacca il referente de “I Venafrani…”- facciamolo volentieri sul web, cogliendo la disponibilità offerta dall’informazione regionale via internet che pubblicamente si ringrazia”. Il prosieguo del testo : “La storia, l’arte e la suggestiva architettonico/strutturale di Venafro meritano ampio risalto, perché se ne sappia e si apprezzi da parte di tutti. Certamente belli Lazio, Toscana, Puglie, Campania, Veneto ect, ma il Molise ha abbondantemente del suo di pregevole da diffondere alla massa.

E Venafro è tra siffatte ricchezze territoriali”. Ancora il rappresentante de “I Venafrani …” : “Quest’oggi focus su talune di tali pregevoli peculiarità venafrane, che enuncerò in tipico dialetto locale per dare maggiormente l’idea storica dei luoghi prescelti : “ I cuanal’ ”, “ I ruar’ r’ Sant’Iann’ ” e la “ Via r’ Crist’ “, ossia la zona di nordovest della Venafro di un tempo. “ I cuanal’ “, il canale : un budello che taglia da nord a sud strade e rioni, ricchissimo di storia popolare, che sfiora chiese e luoghi tipici e che nel 1956 vide girare al suo interno molte scene de “La legge è legge”, indimenticabile pellicola con Totò e Fernandel. Tante le attività artigianali presenti nei decenni andati e tra tutte piace ricordare il forno di “Michelina la furnara”, con le sue saporitissime e profumate pagnotte di pane o teglie di pizza paesana. Dal canale, salendo, si usciva sulla “ Via r’ Crist’ “ al rione delle Monache, strada che portava alla chiesa omonima poco distante. Ed anche qui tantissima vita sociale e lavorativa, a cominciare dal “Quadro di San Nicandro”, l’affresco votivo in onore del Patrono della città e dei Santi Martiri, accudito amorevolmente da “Ngelina la pettora”, Angelina sorella di noto pittore cittadino. Quindi le realtà sociali della strada : dal commerciante al calzolaio, dal sarto al falegname, al piccolo negozietto ect. E tutt’intorno decine e decine di famiglie in case anguste, ma della massima ospitalità sociale. Quindi al centro l’imponente Palazzo “ R’ Fiondella”, dalla fionda incisa sulla pietra in alto sul portone d’ingresso e con decine di famiglie al suo interno. Si era ai tempi delle cosiddette porte aperte, cioè del vicinato come una grande famiglia e del mio che era anche degli altri, e viceversa. La “ Via r’ Crist’ “, ovvero una bellissima comunità di paese, con tanto vociare ed altrettanta positiva solidarietà sociale.

Arrivati sulla piazzetta della chiesa di Cristo, dopo una breve preghiera in tale luogo di culto, ci s’infilava nella strettoia di destra ed eccoci allo storico e tipico “ Ruar’ r’ Sant’Iann’ “. Due colonne in pietra a limitarne l’accesso con cose ingombranti per evitare casuali danneggiamenti e scalette ripide con diversi gradini per entrare nel vicolo e sbucare, cinquanta metri più avanti, sulla “ Via p’ rent’ “, il corso principale di Venafro sino alla metà del secolo scorso. Ma perché “ Ruar’r’ Sant’Iann’ “ ? In quanto c’era in illo tempore, giusto sotto le predette scalette, la chiesa non di grandi dimensioni dedicata a San Giovanni de Grecis, negli anni a venire chiusa tanto che il culto dell’allora parrocchia di San Giovanni de Grecis venne trasferito nella vicina chiesa di Sant’Agostino, sede tra l’altro dei Frati Agostiniani, ordine successivamente scomparso da Venafro. Ecco in breve suggestioni della storia sociale e religiosa venafrana, assolutamente da trasmettere e diffondere perché se ne apprezznoi ricchezza e portata. Al momento, causa covid, via web, ma quanto prima -si spera …- dal vivo !”.






























