di Massimiliano Scarabeo
Ci si augurava che il periodo natalizio potesse apportare un aumento delle vendite, invece si è verificata una contrazione senza precedenti. Le perdite dei ricavi rispetto agli anni passati sono state consistenti. Già il commercio risultava in rallentamento prima della pandemia, ma adesso siamo di fronte ad un vero crollo.
A niente sono serviti gli sforzi dei commercianti che, anche in sinergia con l’amministrazione comunale, hanno cercato di rianimare le vie cittadine con musica, vari eventi, luminare e quant’altro.
Gli effetti negativi dell’emergenza sanitaria, che in questo periodo più che in altri sta attanagliando il territorio, hanno impattato in modo drastico sul settore commerciale con un elevato calo di presenze e fatturazione. Mai come quest’anno si era vista così poca gente in giro per le strade della nostra cittadina. Le possibili cause del crollo della domanda e dei consumi sono da attribuire principalmente all’impossibilità degli spostamenti delle persone contagiate dal virus, che in città si stanno incrementando vertiginosamente;
alla riduzione del reddito disponibile, dovuta alla perdita del lavoro e agli aumenti delle bollette e dei beni di prima necessità; ad un crescente risparmio precauzionale, conseguente all’incertezza economica che stiamo attraversando e alla negatività in cui si è immersi quotidianamente, che tra tante preoccupazioni induce a buie prospettive che non incoraggiano la voglia di spendere.
Dopo Natale si intravede un periodo ancor più difficile. Le perdite sono state ingenti, le tasse intanto arriveranno e andranno pagate, i fornitori pure; la merce rimasta invenduta si dovrà rimpiazzare con nuova per seguire le stagioni. Ci si augura che la comunità si stringa attorno ai piccoli negozianti presenti sul territorio, preferendoli nel momento degli acquisti. Ognuno, nel suo piccolo, può contribuire alla ripresa. Tra chiusure, riaperture a intermittenza, restrizioni, molte attività commerciali procedono in bilico e rischiano di abbassare in modo definitivo le saracinesche dei propri locali, lasciando così un paese spoglio, privato di quella linfa vitale che dona luce e colore alle strade.
Ci si chiede quanto durerà questo scenario d’emergenza, cosa si fa di concreto per i commercianti, le loro famiglie, i loro figli? Per uscire dal tunnel e ricominciare a credere nel futuro quanto ci vorrà?






























