di Tonino Atella

La città arretra vistosamente sotto il profilo socio/economico.

I tempi cambiano e purtroppo non sempre in meglio. Capita infatti che tante volte cambiamenti ed innovazioni siano di segno purtroppo negativo e come tali da incidere e frenare sviluppo e crescita socio/economico/imprenditoriale là dove si registrano. E’ il caso di Venafro, che resta sempre il quarto centro del Molise dopo Campobasso, Termoli ed Isernia sotto il profilo demografico, economico ed imprenditoriale, ma che continua a perdere colpi, evento questo sotto gli occhi di tutti. Subito un dato per esemplificare il discorso : la città ha appena perso uno sportello bancario, scendendo da quattro o tre. In effetti oggi le restano UBI Banca in Via Campania, BPER Banca sulla stessa strada e UNICREDIT Banca su via Colonia Giulia, ossia lungo le arterie di nuova espansione. In aggiunta su Viale Vittorio Emanuele III è operativo un recapito di altro istituto, ma unicamente per prelievi con carta di credito. Spariti del tutto invece i due sportelli bancari precedentemente operativi sul centrale Corso Campano, un tempo cuore pulsante socio/economico dell’abitato ma che con gli anni ha perso tanto. Certo, siffatta perdita numerica la si deve anche ad accorpamenti e fusioni d’istituti di credito, ma è fuor di dubbio che la collettività venafrana sta … battendo il passo, per dirla in gergo militare, rallentando vistosamente la sua proverbiale e storica imprenditorialità.

Tanti e diversi i motivi a monte. Le fabbriche, un tempo copiose di numero, sono praticamente sparite. Sono sparite a Venafro città soprattutto, ma anche nel vicino agglomerato produttivo di Pozzilli -inizialmente battezzato come Nucleo Industriale d’Isernia/Venafro con l’idea (rimasta immaginaria) di farlo assurgere a polmone lavorativo, occupazionale e produttivo dell’intero Molise dell’ovest-, anche nel sito produttivo di Pozzilli -si diceva- non è che le cose vadano meglio, anzi ! Fabbriche chiuse, poche fortunatamente ancora operative, ma tante rimaste come “cattedrali nel deserto”, vuote ed inutili, mentre qualcuna è in procinto di trasformarsi, trasferendosi altrove. Per dimostrare siffatta deprimente situazione e tornando al “Caso Venafro”, si pensi che oggi la maggiore occupazione a Venafro  la garantisce il … Carsic (cento addetti circa), il Centro per il Recupero Sociale degli Invalidi Civili nell’ex Seminario Vescovile di Via Garibaldi, ossia sanità ed assistenza  privata per i meno fortunati e nulla a che fare con l’attività industriale. Proseguiamo. E’ di fatto “sparito” purtroppo a Venafro anche il SS Rosario, un tempo ambitissima struttura sanitaria pubblica per servizi e prestazioni alla collettività che tanto l’apprezzava, un ospedale di zona purtroppo falcidiato da contrazioni e soppressioni che hanno finito per dirottare altrove l’utenza, riducendo il complesso di via Colonia Giulia a ben poca cosa. E, declassato il SS Rosario, la mazzata socio/economica per Venafro è stata durissima, con conseguenti perdite assai pesanti per l’economia dell’intera città! Si pensi, tra le altre cose, che anche la grande distribuzione ha come girato le spalle a Venafro alla luce della nuova deprimente realtà, ossia del suo sostanziale arretramento. La città in effetti è rimasta con un’unica società della grande distribuzione, altri che avevano pensato d’investire nel settore sono rimasti con le classiche pive nel sacco, ossia con immobili vuoti ed inutilizzati, e l’intera imprenditoria venafrana ne ha vistosamente risentito. Così come ha rallentato l’edilizia. Solo un mega complesso abitativo/imprenditoriale sta sorgendo all’ingresso orientale della città. Il resto é tutto desolatamente fermo. In tema, un unico risvolto positivo : l’attività finanziaria di Poste Italiane nel solo sportello cittadino di piazza D’Acquisto. Ma poca cosa se rapportata alle smarrite potenzialità dell’area venafrana ! Ecco in sintesi gli aspetti salienti della complessa tematica del Molise dell’ovest a motivare il rallentamento sociale, economico, lavorativo ed imprenditoriale del mandamento venafrano, cercando di spiegare -ammesso che si sia riusciti a farlo- la contrazione numerica degli sportelli bancari nella quarta città della regione, banche che sono effettivamente il termometro della situazione di un territorio, tanto nel bene che nel male.

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