Pallante dà il suo assenso senza batter ciglio. Niro dice no. Cotugno, Cavaliere, Calenda hanno chiesto tempo per pensarci.

Mentre la giunta non è in grado di gestire i fondi post sisma e, in perfetta sincronia con l’incompetenza politica del governo Frattura, fanno tornare indietro i soldi non spesi nei vari settori o spendono poco e male quelli che usano, mentre succede tutto questo il governatore lavora per preparare la sua riconferma. Alla ricandidatura ovviamente, perché la rielezione la decideranno i cittadini molisani. Lui, Toma, oggi ha il coltello dalla parte del manico. Se gli assessori vogliono continuare a fare gli assessori devono sciogliere il nodo sul futuro. Altrimenti, giustamente, non c’è motivo per cui il governatore debba continuare a tenerli nel suo esecutivo. Di fronte ad un diniego Toma potrebbe decidere di modificare la sua giunta, fare tornare gli assessori a fare i consiglieri e mettere assessori esterni.

Sembra che Vincenzo Niro di fronte a questa ipotesi abbia risposto: “allora ci vediamo in Consiglio”. Una minaccia che pare non impensierire il presidente dal momento che, in questi anni, ha avuto la piena dimostrazione che nessuno dei consiglieri regionali lo manderà a casa con una sfiducia. Secondo alcuni rumors di via IV Novembre, Toma si sarebbe garantito l’appoggio delle opposizioni PD e 5Stelle.

Il che non sarebbe una novità vista la facilità di questi due partiti di adattarsi al mantenimento dello status Quo. In fondo a livello nazionale gli stessi grillini sono stati capaci di allearsi con la Lega prima, col PD poi, e con Lega-Pd-Forza Italia-Italia Viva. La minaccia di Niro non ha valore. Nessuno degli uscenti è pronto per tornare al voto. Salvo Michele Iorio che, secondo i bene informati, già prima delle feste natalizie ha iniziato a muoversi tra sindaci in carica e professionisti di diversi settori i cui nomi restano gelosamente riservati. Incontri che, si dice in ambienti ristretti e tra i denti, dovrebbero portare alla costruzione di un progetto politico dove, pare, non ci sia spazio per gli uscenti che hanno deluso.

Quindi, anche di fronte ad una ribellione di Vincenzo Niro, tutto lascia presagire che il governo Toma arriverà alla sua fine naturale. In fondo anche le testate di regime, TV e giornali, hanno aperto ampi spazi a PD e pentastellati dopo che Toma e Pallante hanno siglato con i partiti l’accordo di fine legislatura. D’altronde basta un’assenza, un raffreddore, decimi di febbre per fare restare a casa un consigliere ed evitare di non intascare altri 150mila euro dell’ultimo anno di legislatura. Così tra un Niro che si pone di Traverso e una pace fatta con Micone, Toma continua il suo percorso politico che al Molise ha dato meno di zero in termini di risultati, ma molto, forse troppo, in termini di azioni da circo.

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