Al riguardo attesa la determinazione del direttore dell’Asrem, Florenzano, a cui si è rivolto il pro/nipote del benefattore del secolo scorso.

Ha fatto centro, e c’era da aspettarselo dato il tema socio/umanitario trattato, l’articolo di questa testata relativo al benefattore venafrano della metà del secolo scorso, il Cav. Giovanni Atella (1887/1965). Questi, si ricorda, era stato assai munifico con SS. Rosario, Convento di San Nicandro, indigenti di Venafro e sempre pronto a sostenere le migliori tradizioni popolari della città, in primis l’Opera di San Nicandro, ossia il dramma sacro su vita e martirio dei Santi Nicandro, Marciano e Daria, tanto da indurre l’amministrazione ospedaliera venafrana del secolo scorso ad apporre all’interno del SS. Rosario una significativa lapide  a ricordo della magnanimità e dell’altruismo del personaggio. Tale marmo però è rimasto nell’antico nosocomio venafrano, da anni chiuso ed abbandonato dopo la realizzazione del nuovo SS Rosario, con la conseguente impossibilità di continuare ad averne conoscenza e memoria, soprattutto privandone le nuove generazioni cui invece sarebbe utile avere informazioni e testimonianze di personaggi e cose positive della vita al fine di crescere coi principi e gl’ideali giusti. Ebbene siffatta vicenda, risalente alla seconda metà del ’900, è appena tornata di attualità a seguito dell’intervento del pro nipote del benefattore in argomento, rivoltosi per iscritto al direttore generale dell’Asrem Florenzano per chiedere lo spostamento dello storico marmo nel nuovo SS Rosario al fine da dare a tutti la possibilità di continuare a sapere degli altissimi gesti umanitari del personaggio venafrano, trasmettendoli soprattutto alle generazioni del domani per la loro migliore formazione sociale. Lapide cioè con una iscrizione tale -è il succo della storia- da essere modello di vita per tutti e come tale da non tenere nell’oblio ma tutt’altro. Ebbene su siffatta significativa vicenda umana in tanti si sono espressi sia da Venafro, sia da Isernia e sia da altre regioni, Puglia compresa. Si riportano alcuni dei più significativi messaggi popolari ricevuti al riguardo. “In un periodo in cui è difficile riscontrare nobili sentimenti nel genere umano -ha scritto un qualificato ed attento lettore dalla Puglia- testimonianze di antica magnanimità possono essere un contributo alla risorgenza di un sentimento di solidarietà”. Ed ancora, questa volta da Venafro : “Condivisioni piene delle ragioni della richiesta (ossia lo spostamento della lapide nel nuovo SS Rosario, ndc) che potrebbe essere soddisfatta anche con altra lapide con identico contenuto”. Ossia, è il parere del venafrano, se non si vuol rimuovere quella murata nello storico Rosario, se ne realizzi un’altra ex novo di lapide, simile nel contenuto e nelle fattezze, esponendola nel nuovo e frequentato ospedale venafrano così che tutti possano leggerla e saperne. Sempre da Venafro scrive altro professionista : “Conoscevo l’emerito personaggio (il Cav. G. Atella, ndc), che è degno della più ampia riconoscenza. Condivido l’iniziativa dello spostamento della lapide dal vecchio al nuovo SS Rosario, affinché tutti continuino a sapere della sua generosità umana”. Ed ancora da Isernia un ex dipendente pubblico oggi in pensione : “Vicenda bellissima questa del benefattore venafrano, da trasmettere a tutti i molisani in quanto assolutamente ricca di preziosi messaggi socio/umanitari. E’ con tali magnifici esempi di vita che tutti assieme possiamo progredire !”. La chiusura con le tesi di una ex insegnante dello stesso capoluogo pentro : “Rispetto e riconoscenza verso chi ha fatto cose concrete e non chiacchiere. Oggi invece siamo abituati purtroppo a tutt’altro.  Si vende fumo … ! “Io ho fatto …”, solo questo sentiamo dire dagli egocentrici  della politica. E’ difficile trovare chi si adopera materialmente. Il tempo che corre non ci aiuta a fermarci sulle cose belle. E’ un grande errore non fermarsi a pensare. Spero che la lapide del benefattore venga posizionata in altro luogo e sia finalmente ben visibile, quale insegnamento per tutti e come testimonianza di gesti di grande umanità. Il personaggio venafrano è assolutamente da non dimenticare !”. L’opinione pubblica molisana ed extraregionale quindi è senz’altro del parere che si sappia del munifico benefattore venafrano, il quale non ha limiti territoriali ma è patrimonio comune. La parola adesso dell’Asrem perché la bella vicenda sociale in un modo qualsiasi torni ad essere a conoscenza di tutti.

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