Un vero e proprio piano di spartizione del territorio. Da un’intercettazione emerge: “Ventura ha tutta la Calabria, Morelli ha tutta la Campania ed Esposito ha tutta la Sicilia, Rossi ha tutto il Nord Italia”.

C’è anche la molisana Armafer del noto imprenditore di Campobasso Rino Morelli tra le aziende coinvolte nell’inchiesta milanese sugli appalti ferroviari e sulle presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta nei lavori sulla rete ferroviaria italiana, con 36 indagati e 15 misure cautelari.

Per la Dda di Milano, che indaga sulle infiltrazioni della ‘Ndrangheta nei cantieri della rete ferroviaria, ci sarebbe stato “un piano di spartizione in aree di competenza dell’intero territorio nazionale” da parte di alcune imprese, anche colossi del settore, che prendevano gli appalti da Rfi (la quale è parte offesa). Nelle imputazioni dei pm, infatti, si parla di “gruppi imprenditoriali” che “gestiscono in regime di sostanziale monopolio l’aggiudicazione delle commesse per i lavori di armamento e manutenzione della rete ferroviaria italiana direttamente da R.F.I. spa, a mezzo delle loro società (appaltanti) C.C.F. Costruzioni Generali spa, Gefer srl, Armafer spa, Globalfer spa, Salcef spa, Francesco Ventura Costruzioni Ferroviarie spa, Fersalento srl, Euroferroviaria spa”.

Al centro dell’inchiesta della Gdf, in particolare, i gruppi Rossi e Ventura. Gli inquirenti, nell’imputazione per associazione per delinquere con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa, citano anche un’intercettazione: “Ventura ha tutta la Calabria, Morelli ha tutta la Campania ed Esposito ha tutta la Sicilia, Rossi ha tutto il Nord Italia”. Quindi una spartizione dell’Italia in tre aree geografiche: nord, centro e sud, gestite da società che agivano in regime di sostanziale monopolio.

Sono stati sequestrati anche oltre 6,5 milioni di euro per reati tributari dalla Gdf di Milano e Varese, coordinata dal pm Bruna Albertini della Dda milanese, per l’inchiesta che ha portato a 15 arresti (11 in carcere e 4 ai domiciliari). Numerose imprese intestate a prestanome e riconducibili alla cosca della ‘ndrangheta dei Nicoscia-Arena di Isola di Capo Rizzuto (Crotone) avrebbero ottenuto in subappalto lavori che Rete Ferroviaria Italiana spa appaltava a colossi del settore. I rapporti tra le società che si aggiudicavano gli appalti e quelle riferibili alle cosche, che prendevano i subappalti, venivano schermati, secondo l’accusa, attraverso contratti di fornitura di manodopera specializzata, il cosiddetto “distacco di personale” previsto dalla Legge Biagi. E ciò per eludere la normativa antimafia e le limitazioni in materia di subappalto previste per le imprese aggiudicatarie di commesse pubbliche. I lavori di manutenzione della rete ferroviaria finiti al centro delle indagini, condotte dal Gico (Gruppo investigazione criminalità organizzata), riguardano diverse regioni e in prevalenza Lombardia, Veneto, Abruzzo, Lazio, Campania, Calabria e Sicilia.

Articolo precedenteMeteo: previsioni del tempo per il giorno 12/02/2022
Articolo successivoLA MOLISANA MAGNOLIA, PROSEGUE IL TOUR DE FORCE: ALL’ARENA ARRIVA IL SAN MARTINO DI LUPARI