di Tonino Atella
E’ il prezioso ed utile passato che ritorna dalla testimonianza dell’ex insegnante.
C’erano sino a pochi decenni addietro, erano tantissimi, si ammiravano volentieri nel chiostro del Convento Francescano e sulle pareti del pianerottolo antistante la Cripta della Basilica di San Nicandro ed attestavano fede, storia e cultura popolare dei venafrani. Il riferimento è per gli storici ex voto donati negli anni dai venafrani per grazie ricevute, per salutare un lieto evento o per l’intercessione dei Santi Martiri Nicandro, Marciano e Daria per avvenimenti particolari della vita di ciascuno.

Era un piacere osservarli, leggerne e considerare su quanto “raccontavano”. Una bellissima “pagina” di storia popolare, siffatti ex voto, tra i fiori all’occhiello della comunità venafrana. Anni addietro, a seguito di lavori di restauro all’interno del sito religioso in questione, vennero rimossi e riposti in un ampio contenitore, con l’intesa di tornare ad esporli una volta ultimato l’intervento di restauro. Cosa però non più avvenuta, con ovvia e naturale contrarietà dei venafrani. Sul tema, già in cronaca nel recente passato senza però addivenire ad alcunché circa la loro ricollocazione, ospitiamo il contributo dell’ins. Rosaria Alterio, venafrana doc attenta alle storie locali ed ampiamente favorevole alla riposizionamento in pubblico di tali ex voto : “Un giornalista venafrano -prende a scrivere la donna- tempo addietro col garbo che lo caratterizza e facendosi portavoce di un nutrito gruppo di venafrani aveva sollecitato il ripristino dei quadretti ex voto nel Convento Francescano della città, richiesta nient’affatto trascendentale. Sul tema ci fu chi informò che gli ex voto erano stati rimossi per preservarli e perché non si deteriorassero nel corso dei lavori di restauro sul sito francescano cittadino, con l’intesa di tornare ad esporli ad intervento ultimato. Le opere però sono terminate da anni e gli ex voto restano all’oscuro da qualche parte, senza essere riposizionati in pubblico. Quasi un’amputazione per lo stesso luogo sacro !”. Il prosieguo dell’esternazione: “Molti venafrani -scrive l’Alterio- “rivedrebbero” con commozione e vivo interesse le vicende “raccontate” da siffatti ex voto relative ad antenati o amici di famiglia, o anche di semplici conoscenti e compaesani. Parimenti i giovani conoscerebbero costumi e tradizioni, storie di vita e di fede del passato, perché in definitiva quelle storie sono anche le loro radici ed in quanto tali essenziali per la migliore crescita. Forse persino i non credenti, scorrendo gli ex voto, invidierebbero chi tanta fede ha avuto !”. Ed ancora dall’ex maestra delle elementari venafrane : “La pandemia ha spento i riflettori sull’aspetto estemporaneo della straordinaria festività che i venafrani riservavano ai loro Santi Protettori, ma non ha avuto il potere di smorzare e affievolire la fede che, a prescindere anche dagli ex voto, era ed è nei loro cuori”.

Quindi il simpatico tuffo nel passato della storia francescana cittadina da parte della stessa insegnante : “Molti di quei quadretti, ossia gli ex voto, -conclude l’Alterio che è ampiamente favorevole a che tornino alla vista di tutti- erano custoditi e ben visibili al loro posto sin dai tempi in cui un giovane monaco “di cerca”, Fra Raffaele, grasso,burbero e barbuto, coi piedi nudi anche d’inverno nei sandali enormi e con caviglie possenti come basi di colonne, girava a piedi per mulini e frantoi raccogliendo provviste per il convento e fungendo anche … da asino con la bisaccia metà dietro e metà davanti sulla spalla. Quando Fra Raffaele si recava da una vecchietta era per dirle perentorio, “Zi Vittò, è ritt’ Sant Ncandr rappezzm la celma”, che stava per <Zia Vittoria, ha detto San Nicandro rattoppami la bisaccia> (bucata e tale da lasciar cadere e perdere qualcosa per strada)” e l’anziana, in punto di fede, prontamente rattoppava !”. Tempi andati assolutamente belli e significativi, esattamente come quelli riproposti dagli ex voto venafrani da non continuare a tenere nel buio di qualche polveroso contenitore in convento, bensì tornando ad esporli in pubblico per il piacere della collettività. Del resto è quanto accade in atto in tutti i Santuari e le Basiliche nelle vicinanze del Molise, tipo Santuario della Madonna di Pompei nel Napoletano, Basilica della Madonna dei Lattani nell’Alto Casertano e Basilica Pontificia della Madonna di Canneto nel Basso Lazio. Perché non tornare a farlo anche nella Basilica di San Nicandro e nell’attiguo Convento Francescano di Venafro ? L’ins. Rosaria si augura che tanto avvenga quanto prima, affinché testimonino soprattutto alle nuove generazioni storia, fede e cultura delle genti pregresse del territorio venafrano.






























