E’ quanto accade circa la proposta di spostare la lapide di un magnanimo benefattore venafrano dallo storico ma da anni chiuso ed abbandonato SS Rosario al nuovo ospedale cittadino perché tutti, i giovani in primis, sappiano della vicenda crescendo nella consapevolezza dei valori socio/umanitari
Giorni addietro la telefonata dall’Asrem, o da persona incaricata dalla sanità pubblica regionale e preposta alla faccenda, al pronipote del munifico benefattore venafrano – il Cav. Giovanni Atella- che negli anni ’60 donò all’amministrazione del SS Rosario di Venafro tantissimo delle proprie fortune economiche perché si approntassero i migliori e più utili servizi medico/sanitari a favore della collettività. ll tutto, si ricorda, é inciso su apposito marmo affisso negli anni ’70 con partecipata cerimonia pubblica all’inizio della monumentale scalinata dell’allora operativo e storico SS Rosario, perché tutti leggessero e sapessero della magnanimità umana a favore del prossimo. Telefonata, quella appena citata, dalle buone prospettive e che d’acchito aveva rallegrato il ricevente, in quanto informato via cavo che dirigenti e funzionari dell’Asrem -nella circostanza anche espressamente citati … – avevano esaminato la vicenda sollevata dal pronipote del munifico benefattore, dicendosi disposti ad addivenire alla richiesta dello spostamento della lapide che “racconta” l’accaduto -e di quanto all’epoca il personaggio in questione mise in atto pro collettività- dal disuso e non più frequentato SS Rosario al nuovo nosocomio cittadino di Via Colonia Giulia. “La richiesta -spiega il pronipote del benefattore oggi scomparso- mira unicamente a far si che tutti sappiano della bontà dell’animo umano, capace di prodigarsi disinteressatamente per il prossimo. Esempi cioè da trasmettere e far conoscere alle generazioni future quale essenziale momento formativo e di crescita. Nessun intento celebrativo, ma solo il desiderio di additare un esempio positivo ai contemporanei in fatto di disponibilità socio/umanitaria verso il prossimo”. Tutto bene, quindi ? “Non proprio … -aggiunge con amarezza il pronipote del benefattore venafrano degli anni ’60- in quanto dopo l’iniziale ed incoraggiante telefonata ricevuta, che in tutta sincerità avevo accolto con tanto piacere, nessuno più si è fatto vivo dall’Asrem o per conto dell’azienda sanitaria regionale. Ho provato a chiamare personalmente e più volte il numero, presumo dell’Asrem, che mi aveva contattato, ma il telefono squilla e nessuno risponde. Francamente non capisco, né mi spiego quanto accade, o meglio quanto non accade nonostante le assicurazioni verbali iniziali ! Perché siffatto inspiegabile silenzio ? Perché nessuno più mi contatta per procedere, così come era stato prospettato con la prima telefonata ? In tale circostanza si era parlato della opportunità di una riunione congiunta in loco per esaminare dal vivo il da farsi e personalmente mi ero detto disponibile. Avevo sperato che la vicenda si concludesse positivamente nel breve ed invece nessuno più si fa sentire ! E’così che vanno le cose nell’apparato pubblico, sanità compresa ? Se tanto è, francamente non nascondo delusione e contrarietà ! Ad ogni buon conto aspetto, sperando …!”. E lo fa anche questo organo d’informazione perché l’intera vicenda abbia la giusta conclusione richiesta, vale a dire lo spostamento della lapide commemorativa del Cav. Giovanni Atella dal chiuso ed abbandonato SS Rosario, dove nessuno può leggerla, al nuovo nosocomio cittadino di Via Colonia Giulia perché si sappia della magnanimità dell’animo umano.































