Nel dodicesimo giorno di guerra, il presidente Toma è salito in prefettura, accompagnato dal suo fedele scudiero Tiberio, uno dei pochi rimastigli accanto in questa coda di mandato. Ha aspettato che fosse emanato il decreto del governo, mica si è portato avanti con la programmazione per l’accoglienza ai profughi ucraini!! In altre regioni come la Campania, ancor prima che il governo emanasse in decreto sull’emergenza profughi, il suo collega De Luca ha, da giorni, individuato e predisposto strutture per l’accoglienza e per la gestione dell’assistenza sanitaria: tamponi e vaccini compresi. Ieri, mentre Toma saliva in prefettura, con tutta calma, per avviare il tavolo per la gestione dell’emergenza, in Emilia Romagna, 12 bambini ucraini, arrivati due giorni prima, già sedevano sui banchi di scuola insieme alle mamme e alle mediatrici culturali, tamponati e vaccinati.
In Molise dove il covid è attivo e miete ancora vittime; dove non c’è ancora un ospedale covid dedicato (il 31 marzo con la fine dell’emergenza covid, il reparto di malattie infettive del Cardarelli unico centro hub e unico centro covid, tornerà a regime: 2 posti ordinari e 2 day-hospital, come da atto aziendale); dove si chiudono i reparti; dove molti medici a tempo indeterminato, scappano; dove i molisani sono costretti a trasferimenti fuori regione anche per patologie stupide, impera la regola dell’agire al momento del bisogno. Quando e se serve. Lo sport preferito dal presidente di regione, commissario emergenza covid, commissario, ad acta e ora pure commissario emergenza profughi (mai nessuno prima di lui si è ritrovato a ricoprire tanti incarichi tutti insieme), è di scaricare, puntualmente, le responsabilità sugli altri. Ha un’abilità unica. Anche difronte all’evidenza dei fatti, svicola e appioppa le colpe agli altri. A che è servito ricordargli dopo 4 giorni dall’inizio del conflitto, che ci sono strutture come il villaggio di San Giuliano, 800 posti, da dedicare alle mamme e ai bambini? A nulla. Nell’attesa che si ristrutturi (hanno pure i fondi per farlo), ci sono interi ospedali vuoti, pronti fin da subito ad accogliere i profughi. Toma conta essenzialmente sull’iniziativa dei privati e delle associazioni. Speriamo che almeno il dg Asrem Florenzano, approfitti dell’occasione e vada a Napoli, la sua città, a copiare se ne è capace, l’organizzazione dell’assistenza sanitaria riservata ai profughi. Che dio ce la mandi buona.
Elena Niro
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