di Tonino Atella

Giornata della tradizione, della storia e della massima socializzazione quella odierna, 19 marzo, per Venafro e i venafrani. L’appuntamento, assolutamente tipico, è coi tradizionali “ Favor “, come si è soliti definire in città i Falò di San Giuseppe. Dalle prime ombre della sera, intorno alle h 20,00, verranno accesi in tante piazze, spiazzi e rioni i tipici ” favor “, ossia cataste di legna appositamente preparate ed allestite perché ardano, riscaldino, attirino e divertano quanti si raduneranno attorno a tali simpaticissimi “ favor “, testimonianza massima di socializzazione. E mentre “i favor” arderanno, si suonerà, si ballerà, si canterà, si berrà, si mangerà qualcosa e soprattutto s’incontrerà l’amico, l’amica ed il compaesano per momenti bellissimi di piacevole intrattenimento popolare in piazza e lungo le strade. Un tempo erano i giovani a raccogliere nei mesi precedenti, o “prendere in prestito” alias … sottrarre da rimesse altrui, legna e fascine ammucchiandole e custodendole in locali appositi per darvi fuoco appunto la sera di San Giuseppe dopo aver “costruito” con tanta maestria le cataste di legna sulla piazzetta del rione perché ardessero alla grande e a lungo, praticamente sino a notte fonda e taluni addirittura sino all’alba, in modo da coinvolgere e far divertire tutti.

Nella ricerca e richiesta della legna da ardere si andava in giro per settimane in pianura, nei fondaci e nel centro storico del paese a gruppi di quattro/cinque giovani, cantando in coro la tipica canzoncina in dialetto venafrano … “ Alla lena, alla lena San Giesepp z’ mor’ r’ fridd’ “ (Alla legna, alla legna, San Giuseppe muore di freddo), e tanti davano volentieri uno/due pezzi di legna perché “ i favor “ serale del rione fosse il più bello, grosso e duraturo dell’intera Venafro. Già, perché tra i diversi quartieri e i vari “favor” partiva una gara vera e propria per fregiarsi del “favor” più bello e duraturo, andando poi impettiti un anno intero per siffatto importantissimo titolo paesano del “favor” maggiormente apprezzato. La situazione oggi ? Tutto diverso, tutto cambiato, col Comune che fornisce la legna perché nessuno va più in giro a chiederla e raccoglierla. Dove verranno accesi in serata “ i favor “ di Venafro ? Sicuramente a Porta Nova, al Mercato, alle Manganelle, allo spiazzo adiacente il lavatoio comunale ed al Verlasce, ma non si esclude che possano esserci anche alla piazzetta di Cristo, a quella di Sant’Antuono, al Colle, a San Francesco e nelle nuove aree residenziali della pianura.

Dove ci sarà il “favor” comunque ci sarà festa, per cui assolutamente non bisogna mancare se ci si vuole divertire ed incontrare tant’altri. E chiudiamo col significato del termine “favor”. Al riguardo tante le tesi, diverse le supposizioni, molte le spiegazioni, ma quella maggiormente accreditata e quindi esatta è che i nostri padri, bisnonni ect. nel periodo di tanti decenni trascorsi usavano bruciare le sterpaglie sui campi per preparare i terreni per la nuova semina. Davano fuoco perciò a sterpaglie ect. per “favorire” raccolti abbondanti per la famiglia, dal che il termine dialettale “favor”. Ad ogni buon conto nessuno in serata a Venafro manchi a “i favor” per divertirsi e far divertire il prossimo nel solco della pura, schietta e bellissima tradizionale popolare del fuoco che arde, simbolo della famiglia nel nome del Santo del giorno, San Giuseppe, protettore di papà, madri, figli e nonni, ossia dell’intera comunità domestica.

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