Erano appena 9 i consiglieri di maggioranza (assenti Armandino D’Egidio e Aida Romagnuolo). Se i pentastellati (Greco, De Chirico, Manzo, Fontana e Nola – assente Primiani) e il Pd (Fanelli e Facciolla) avessero voluto, avrebbero potuto quanto meno far notare che Toma non ha nemmeno più la maggioranza per far proseguire il consiglio regionale. Perché di fatto oggi sarebbe bastato uscire dall’aula chiedendo la votazione per appello nominale sulla proposta di legge numero 185 che aumenta l’Irpef dai molisani, che avrebbe fatto saltare i numeri che Toma non ha.

Invece i 5stelle hanno giocato come sempre spalleggiando il governo Toma: sono rimasti in aula, hanno votato contro pur sapendo che questa legge l’hanno voluta anche loro, i 5stelle che siedono a Roma.

Il Pd ha preferito uscire dall’aula, come ha comunicato la capogruppo Micaela Fanelli che almeno ci ha messo la faccia. Coperta da mascherina, ma almeno ha proferito parola. Diversamente dal segretario regionale Vittorino Facciolla  troppo intento a giocherellare con il telefonino seduto accanto a Micone, come dimostrano le inquadrature. Lui, l’uomo di San Martino in Pensilis che vuole giocarsi la partita delle elezioni del 2023 andando ad occupare uno scranno a Roma o semmai nella sede di via Genova. E stavolta non vuole essere secondo a nessuno. Eppure non ha saputo esprimere un pronunciamento politico sull’aumento dell’Irpef. Neppure a chiedere, anche loro, la votazione per appello nominale.

Giochi di prestigio anche per l’assessore Quintino Pallante che conferma la sua linea personale rispetto a quella politica del partito di Giorgia Meloni. Partito che anche oggi si è presentato in aula con un Michele Iorio che ha criticato il ritardo di un atto così importante, pervenuto nelle mani dei consiglieri solo all’ultimo minuto. Iorio che si è astenuto anche in virtù dell’opposizione di FDI al bilancio dello Stato che prevede questo aumento dell’Irpef. Dall’altro lato invece c’era l’assessore che “a nome del partito di Fratelli d’Italia annuncio il voto favorevole” ha dichiarato Pallante.

Greco dal canto suo, che o non conosce il regolamento del Consiglio, o non sa giocare con le regole o pensa di darla a bere ai molisani insieme a tutto il resto del gruppo che guida a Palazzo D’Aimmo, si è avvinghiato tutto intorno ad un discorso per dire, in fin dei conti, che l’aumento per il Molise sarebbe stato minimo perché siamo in pochi. Ma attenzione, lui e i suoi sono contrari all’aumento delle tasse. Così come contrario si è detto Donato Toma anche se “non si può fare diversamente”.

Sta di fatto che tutti, indistintamente, hanno contribuito all’approvazione della nuova stangata sulle famiglie molisane. La borghesia media, ovviamente.

Da adesso le famiglie che avranno un reddito di 50mila euro pagheranno la stessa aliquota di un reddito di 200mila euro. Ossia il 2,33%.

Di seguito i nuovi scaglioni che già dal reddito Irpef del 2022 cambieranno le carte in tavola per i molisani:

Addizionale regionale all’Irpef per la Regione Molise (dal 01.01.2022):

  1. per i redditi sino a 15.000 euro: 1,73 per cento;
  2. per i redditi oltre 15.000 euro e sino a 28.000 euro: 1,93 per cento;
  • per i redditi oltre 28.000 euro e sino a 50.000 euro: 2,13 per cento;
  1. per i redditi oltre 50.000 euro: 2,33 per cento.

Le aliquote vigenti (al 31.12.2021) erano le seguenti:

  1. per i redditi sino a 15.000 euro: 1,73 per cento;
  2. per i redditi oltre 15.000 euro e sino a 28.000 euro: 1,93 per cento;
  • per i redditi oltre 28.000 euro e sino a 55.000 euro: 2,13 per cento;
  1. per i redditi oltre 55.000 euro e sino a 75.000 euro: 2,23 per cento;
  2. per i redditi oltre 75.000 euro: 2,33 per cento.

La legge è passata con 9 voti favorevoli (Toma – Micone – Cefaratti – Calenda – Di Lucente – Pallante – Cavaliere – Niro – Cotugno), cinque contrari (Greco – De Chirico – Fontana – Manzo – Nola), 1 astenuto (Iorio). Fanelli e Facciolla hanno abbandonato l’aula al momento del voto. Assenti Romagnuolo e D’Egidio.

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