di Tonino Atella

Un gran peccato in atto a Venafro, e non da poco. Trattasi dell’incuria, dell’abbandono e della noncuranza che da decenni continuano a caratterizzare in negativo la tenuta, la conservazione e la conoscenza del vasto e consistente patrimonio storico/archeologico venuto alla luce nel corso degli anni nell’abitato cittadino e rimasto purtroppo del tutto abbandonato e nell’oblio più assoluto, causa l’assenza totale del benché minimo intervento delle istituzioni pubbliche preposte a tutela di siffatta importante storia dei nostri padri. Già, testimonianze archeologiche d’indubbio spessore artistico, storico e sociale stante la storia stessa di Venafro, ma nonostante ciò tutto questo non è bastato a che ci si mettesse d’impegno al loro recupero perché le genti del terzo millennio potessero ammirare ed apprendere. E così oggi, aggirandosi nella parte occidentale dell’abitato cittadino dove sono numerose siffatte testimonianze storico/archeologiche, è facile imbattersi giusto per citare nel Teatro Romano con annesse Terme di S. Aniello recuperati assai parzialmente prima di essere chiusi con cancelli e lucchetti e di fatto abbandonati o nelle dimore patrizie rinvenute nell’ex “Campetto di Don Sante” nelle vicinanze della Cattedrale ed a loro volta totalmente dismesse, dimenticate e progressivamente in via di ulteriore disfacimento ! Due esempi, ma senz’altro sufficienti quali testimonianze del tipo di attenzione e riguardo che si usano a Venafro nei confronti dei resti del passato. E’ così che le cose devono andare ? Preferiamo che risponda il lettore … !

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