Neanche il tempo di partecipare al suo primo incontro con gli altri partiti del centrodestra che Vincenzo Niro conferma la sua indole double face. Se l’espressione inglese fa apparire la descrizione elegante, meglio rende l’idea la sua traduzione in italiano: doppia faccia.

Trasformista per eccellenza, passato dal centrodestra di Michele Iorio colpevole di non avergli dato la delega assessorile (per fortuna si può dire oggi visti i risultati del ruolo da assessore con il governo Toma) a Paolo Frattura che pure lo ha relegato da presidente del Consiglio a semplice consigliere regionale. Per tornare poi nel centrodestra dove, dopo aver spinto per la scelta a presidente del suo amico il giudice Enzo Di Giacomo, ha ripiegato sull’altro amico Donato Toma. I risultati? Sono sotto gli occhi di tutti.

Vincenzo Niro, bloccato in una posizione scomoda da componente della giunta Toma e braccio sinistro di quest’ultimo, continua ad alternarsi nella sua doppia faccia: per strada e sotto l’ombrellone della sua villeggiatura a Montenero di Bisaccia passeggia e sostiene conversazioni politiche all’insegna del no a Toma a presidente. Partecipa all’incontro del centrodestra per ricostruire una coalizione distrutta da Toma e dalla sua Giunta, dove Lega, FDI e Udc sono partiti dalla posizione incontrovertibile della non ricandidatura del presidente uscente che Vincenzo Niro ha non posto in discussione, per poi rilasciare dichiarazioni ai quotidiani locali in cui non mette in discussione la velleità del suo nuovo Napoleone (di cui  Toma si è definito erede) anzi, lo rilancia se Forza Italia (silente sulla questione aspettando i tempi giusti per uscire allo scoperto per il cambiamento) dovesse ricandidarlo.

Nel frattempo Niro alza il tiro: voglio un posto in parlamento, pare abbia detto imitando Micone. Altrimenti la presidenza della Giunta regionale gli starebbe comoda ugualmente sperando, in caso di sconfitta, di essere il miglior perdente per poter sedere tra i banchi dell’opposizione. Consapevoli, tutti gli addetti ai lavori, che non otterrà né l’una né l’altra posizione.

Famoso per aver costruito negli anni  le sue liste all’insegna del “io andrò a fare il sottosegretario” illudendo i candidati kamikaze che si sono candidati con lui di poter sperare nella liberazione di un post a Palazzo D’Aimmo, Vincenzo Niro non avrebbe diritto di parola pur vivendo in una società democratica. Non è presente una sola iniziativa in cinque anni del suo assessorato volta al bene del Molise a partire dalla bocciatura del Piano dei Trasporti del 2019 da parte del Consiglio, alla riprogrammazione di fondi per infrastrutture viarie  spostando 40 milioni dalla realizzazione della Fresilia a danno dell’Alto Molise per poter spendere quei soldi distribuendoli tra più Comuni. Insomma, un investimento per la sua campagna elettorale. Oppure l’acqua molisana da svendere alla Puglia di cui Niro sarebbe un assiduo sostenitore. O forse dobbiamo chiedergli dov’era quando ha accettato di mandare indietro i soldi dell’autostrada per la costruzione della quale i lavori erano già stati appaltati?

E’ stretto all’angolo e si vede. Lui non studia le delibere di Giunta, lui non le legge. Lui flagga. Perché non sia mai detto che debba assumersi responsabilità di governo, semmai lo sappia fare.

Il centrodestra campobassano ha perso le elezioni comunali quando, in occasione del ballottaggio, il quotidiano locale pubblicò il titolo a sei colonne: se si vincono le comunali il partito di Niro sarà il primo partito della coalizione. I campobassani hanno preferito il pentastellato Gravina rispetto ad una posizione dominante di Niro nella coalizione.

Sembra che oggi l’assessore ai lavori pubblici sponsorizzi sulla spiaggia la candidatura alla presidenza del sindaco di Termoli, Francesco Roberti, che farebbe bene a discostarsi dal politico di Baranello per via del vecchio adagio: dimmi con chi vai e ti dirò chi sei. Anche perché, da Frattura a Toma, non pare che le scelte sulla presidenza a cui ha partecipato l’assessore Niro – sostenendole fin dall’inizio –abbiano prodotto buoni frutti per questo territorio.

A sinistra col Pd non lo vogliono, con i grillini neanche a parlarne. E se sparisse pure dal centrodestra sarebbe la prima decisione utile di questa coalizione negli ultimi cinque anni.

 

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