Ricordate l’imbarazzo del centrosinistra quando, alle elezioni comunali di Isernia, la coalizione fu costretta a chiedere all’allora presidente Frattura di non farsi vedere durante la campagna elettorale per evitare ulteriore malcontento tra la popolazione?

Oggi a trovarsi nella stessa posizione c’è il centrodestra. Con le elezioni politiche.

Se l’attenzione mediatica oggi è rivolta allo scoop dei candidati possibili onorevoli della prossima legislatura, gli addetti ai lavori sono preoccupati per la presenza del governatore Toma alle convention che a settembre dovrebbero ospitare l’arrivo dei leader nazionali in Molise.

Ultimo in classifica per indice di gradimento, fischiato alla sua ultima a Termoli per la premiazione del beach volley (facendo il paio con il suo vice Cotugno fischiato a Scapoli), Donato Toma rappresenta il miglior alleato del centrosinistra per indurre i molisani a non recarsi alle urne.

Centrosnistra, a sua volta, non immacolato considerando che lo stesso Toma ha riconfermato l’azione politica messa in campo dal suo predecessore Frattura (a partire dalla scelta di tutti i dirigenti esterni della Regione Molise Mogavero, Pillarella, Brasiello, Iocca) piazzati ai vertici dei dipartimenti con le conseguenze di immobilismo degli uffici regionali che è sotto gli occhi di tutti.

Intanto il problema c’è: l’arrivo dei vari Meloni, Salvini, Berlusconi come si concilierà con la presenza del governatore che insiste nell’appartenere in quota Forza Italia pur non essendo neppure tesserato?

Il vento nazionale non sempre si traduce in vento in poppa nel piccolo Molise. Specie dopo i danni causati da Toma e dalla sua Giunta composta da assessori che guardano anche alla propria candidatura su Roma ma che non sono senza colpe nella pessima gestione di questi 4 anni, si pensi in primis a Niro, Pallante e Vincenzo Cotugno.

Bisognerà trovare il modo per dire al loro presidente di non farsi vedere in giro.

Lo si potrebbe spedire, ad esempio, in giro per l’Europa riprendendo la sua vecchia abitudine di quando, prima del covid, girava in lungo e in largo tra Belgio e Romania in compagnia del direttore del primo dipartimento Mariolga Mogavero. Insomma, 30 giorni di vacanza per il governatore ultimo in classifica che potrebbero indurre gli elettori a dimenticarne l’esistenza.

Oppure si potrebbe imitare la Sicilia, con la differenza che mentre Musumeci starebbe pensando alle dimissioni entro la prima decade di agosto per consentire l’election day, in Molise si dovrebbe accelerare per una mozione di sfiducia. Un’azione eclatante che piacerebbe poco a Pd e 5stelle, ma troverebbe la salvezza di una coalizione, quella del centrodestra, data per vittoriosa a livello nazionale ma che incontra appunto l’effetto demolizione Toma sul territorio locale.

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