E’ tutto pronto per l’interessante convegno storico su “Jacovella, Contessa di Celano/ Venafro e Baronessa
di Carapelle Calvisio nel XV sec., figura di donna per la libertà tra enigma e realtà”
Si terrà a Castello Pandone di Venafro nel pomeriggio di giovedì 30 marzo, su iniziativa de “ I Venafrani per
Venafro “ e in partenariato col Ministero dei Beni Storici, Artistici e Culturali del Molise

Una nuova “finestra” sta per aprirsi sul medioevo nel Molise occidentale per ulteriori conoscenze di
situazioni, avvenimenti e personaggi del XV° sec. Nel pomeriggio di giovedì 30 marzo prossimo infatti
Castello Pandone di Venafro ospiterà l’interessante, ed innovativo appunto, convegno storico dal titolo
“Jacovella, Contessa di Venafro/Celano e Baronessa di Carapelle Calvisio”, promosso da “I Venafrani per
Venafro” in partenariato con il Ministero dei Beni Storici, Artistici e Culturali del Molise e col patrocinio di
“Vivere con cura-Auser” di Capracotta ed il sito web “Meglie a tiemp” di Venafro. Nella circostanza è
prevista l’introduzione all’evento da parte dello scrittore Tonino Atella, referente del movimento
organizzatore “I Venafrani per Venafro”. Seguirà l’intervento dell’ arch. Pierangelo Izzo, DIRETTORE DEL MUSEO NAZIONALE DI CASTELLO PANDONE DI VENAFRO , il quale porgerà i saluti istituzionali, a conferma del proficuo rapporto stabilitosi da
anni tra il Ministero ai Beni Storici ect. del Molise ed il predetto movimento popolare autonomo della città.
Quindi la relazione conclusiva della giornata. La terrà il prof. Marco Condidorio, docente di filosofia e storia
nei licei statali, che dirà di “ Jacovella, Contessa di Celano e Venafro, figura di donna per la libertà tra
enigma e realtà ”. Brevi cenni sulla Contessa Jacovella (Celano 1418/Venafro ante 1471), da tant’altri detta
Jacobella o diversamente ancora. Figlia di Niccolò da Celano e Maria Marzano, fu cattolica convinta e
praticante. Giovane bella, ricca ed assai corteggiata si dedicò con passione al recupero di diverse chiese in
Abruzzo restaurandole alla perfezione. Aveva ereditato, giovanissima, il consistente patrimonio terriero ed
immobiliare del padre, una volta scomparso l’uomo e risposatasi la madre col capitano di ventura Muzio
Attendolo Sforza, allontanandosi dalla zona. Fu così che Jacovella si ritrovò potente e possidente, sposando
giovanissima in prime nozze Odoardo Colonna, anziano e incapace di procreare. Alla morte del Colonna,
andò sposa a Jacopo Caldora anche in questo caso senza avere figli. Nel mentre ne aveva conosciuto il
giovane nipote, Lionello Acccrocciamuro, che sposò in terze nozze dopo la scomparsa del Caldora.
Dall’Accrocciamuro finalmente ebbe figli, per l’esattezza tre : Ruggero, Pietro ed Isabella Accrocciamuro.
Nel 1458 rimase ancora vedova e con un vasto patrimonio da governare. E quì venne fuori l’indole del
primo figlio, soprannominato Ruggerone per il suo particolare carattere, il quale per sete di potere fece
arrestare la madre, rinchiudendola nel Castello di Gaglieno Aterno. Jacovella però aspirava alla libertà,
sicché pagò 120mila ducati per ottenerla. Dopo alterne vicende ed esiliati Lionello Accrocciamuro e coloro
che lo avevano sostenuto, a Jacovella venne confermata la Contea di Venafro nel cui castello si ritirò a
vivere e dove morì prima del 1471. Donna forte, bella, cattolica e coraggiosa quindi Jacovella, di cui si
approfondiranno aspetti, indole e vicissitudini tra enigma e realtà il 30 marzo prossimo a Castello Pandone
di Venafro, maniero che ospitò colui dal quale oggi prende il nome, il Conte Enrico Pandone, decenni dopo
la scomparsa della Contessa Jacovella.

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