LA STORIA UMANA E DI FEDE DEI SANTI MARTIRI DI VENAFRO NICANDRO, MARCIANO E DARIA E I SENTIMENTI POPOLARI ( II^ PARTE)
Dopo la prima puntata della “Storia umana e di fede dei Santi Martiri Nicandro, Marciano e Daria e i sentimenti popolari” pubblicata su questo giornale web l’8 giugno scorso, spazio alla seconda parte delle vicende storico/religiose legate ai citati Martiri venafrani.
“Trascorrono secoli e nel 955 venne eretta una Basilica, ovviamente assai diversa dall’attuale, sul luogo del martirio dei Santi, in ragione della crescente fede popolare dei venafrani e delle popolazioni del territorio circostante. Il luogo di culto venne affidato in custodia ai monaci Basiliani, ordine monacale assai diffuso in quel tempo e successivamente scomparso. All’epoca però dei resti mortali dei Martiri non c’era traccia, ma fede e convinzione delle genti del posto erano tali da fortificare sempre più l’idea che in loco fossero avvenuti i martirii e come tale bisognaa pregare ed aspettare eventi nuovi. Altre centinaia di anni corsero via, fino a quando circa sei secoli orsono la Basilica venne affidata in custodia ai Frati Minori Cappuccini dell’attuale Provincia Monastica di S. Angelo e San P. Pio che oggi la curano con tantissima devozione. E coi Cappuccini nell’attiguo Convento si arrivò al 1930 quando, per la determinazione e l’assoluta convinzione di due religiosi dell’epoca, P. Leone Patrizio e F. Angelantonio Carusillo, il primo Sacerdote e Superiore del Convento venafrano ed il secondo Frate di cerca, e assieme a volontari del posto si scavò nottetempo e per un lungo periodo nel sottosuolo dell’altare principale, senza preavvisi ed autorizzazioni di sorta. E fu proprio grazie alle convinzioni ed alla fede dei predetti religiosi, oltre che dei civili volontari al loro fianco, che finalmente venne alla luce il Sarcofago del Patrono San Nicandro, di cui P. Leone e F. Angelantonio erano convintissimi di trovar traccia ! Murati sulla destra del Sarcofago vennero rintracciati altri resti umani, mai comunque scientificamente esaminati, che si ritiene appartengano a San Marciano. Del resto, così come tale sepoltura non risulta ufficialmente ispezionata, altrettanto dicasi per il Sarcofago nel quale si ritiene riposino i resti del Patrono. In passato, aprendo un piccolo varco su un lato e introducendovi qualcuno a fatica un braccio, si vuole che siano state toccate ossa umane ! Tra l’altro è da ricordare che parte del Cranio di San Nicandro, evidentemente prelevato da tale Sarcofago situato nella cripta sottostante la Basilica venafrana, trovasi alla Cattedrale di Isernia. Vi fu portato secoli addietro per decisione di un Vescovo Diocesano e da allora lì è rimasto, venerato dai fedeli del capoluogo pentro.Tornando ai resti mortali custoditi a Venafro, ed è bene ribadire che una crescente voce popolare col tempo diventa storia ossia fatto certo, trattasi senz’ombra di dubbio del giovane e coraggioso ufficiale dell’esercito romano, Nicandro ! Trascorrono comunque altri tre anni da tali scavi notturni non autorizzati, che tra l’altro si vuole siano costati l’allontanamento definitivo da Venafro dei due religiosi che agirono all’insaputa dell’Ordine Monacale cui appartenevano, e nel 1933 l’allora Superiore del Convento e Custode della Basilica, P. Guglielmo, procedette alla sistemazione della Cripta, cui il popolo venafrano decise di conferire massimo decoro. Infatti una bellissima gara di solidarietà fece sì che ognuno a Venafro desse il massimo possibile per abbellire la Cripta e renderla degna di ospitare i Martiri. Operai, manovali, fabbri, commercianti, artigiani ect. l’aggiustarono, l’abbellirono e tanti furono coloro che si prodigarono.Tra questi, due vanno segnalati: il fabbro Nicola Atella, che realizzò e donò alla Basilica l‘attuale struttura di ferro a protezione del Sarcofago del Patrono, e l’artigiano Arduino Cardines, che con le proprie mani dette forma al lampadario in ferro battuto (diametro ca. 2 mt., con 10 punti/luce) posto al centro della Cripta, illuminandola magnificamente.
Intanto prende corpo una suggestiva convinzione popolare: ossia che la Santa Manna, liquido che si raccoglie prodigiosamente e nei momenti più impensabili dell’anno in una pietra concava in fondo al pozzetto sottostante l’altare storico principale della Basilica e a ridosso del Sarcofago del Patrono senza essere collegata con alcuna condotta idrica, si accredita sempre più la convinzione popolare -si diceva- che la Santa Manna abbia qualità miracolose. Il popolo di Venafro e dei centri limitrofi attribuiva ed attribuisce attualmente al liquido poteri miracolosi, tanto da berne quantità contenute, cospargerla sul corpo dei sofferenti e porgerla ai malati allettati perché guariscano. I voti offerti nel corso dei decenni al Convento a significare le grazie ricevute ed esposti a lungo nel porticato -oggi rimossi a seguito di recenti lavori di ristrutturazione del sito religioso, ma che presto -si spera- dovrebbero tornare ad essere esposti giusti i desiderati unanimi- confermano il convinto e fermo credo popolare verso i Santi Protettori e quanto si raccoglie a ridosso del Sarcofago del Santo Patrono, vale a dire la prodigiosità miracolosa del liquido in questione. Nel corso del primo ‘900 la fede nella Santa Manna era tanta e crescente che i devoti in continuazione (attualmente però manca dal 17 giugno 2022 ed il riscontro non piace affatto ai venafrani !) ne chiedevano ai Frati Cappuccini i quali volentieri la distribuivano ed ancora oggi lo fanno, se presente in fondo al pozzetto sul retro della Cripta, a ridosso del Sarcofago del Patrono. Quando invece era continuativamente presente, la Santa Manna era una costante della fede popolare e dei comportamenti quotidiani dei venafrani e delle popolazioni limitrofe, suscitando interessi diffusi. Ad onor del vero non manca chi, scettico sulle qualità superiori della Santa Manna, chiede che il liquido venga analizzato scientificamente in laboratorio per accertarne la natura, ma sin’ora questo ufficialmente non é stato fatto dalla Chiesa e con tutta probabilità le cose tali resteranno, anche se nel recente passato da parte di un Vescovo della Diocesi d’Isernia/Venafro si tentò di farne analizzare un quantitativo minimo presso un laboratorio di analisi nel capoluogo partenopeo. Il tutto però non giunse ad una conclusione certa, data la quantità minima del liquido portato ad analizzare e da allora nessuno più ha ritenuto di ripetere studi, accertamenti e quant’altro. Ad ogni buon conto per i venafrani, e non solo per loro, la convinzione è che la Santa Manna rappresenti la testimonianza -è opinione diffusa- dell’amore e della vicinanza del Santo alla città e alle opere dei suoi abitanti in ragione della loro positività di vita. Presenza preziosa e rilevante quindi, quella della Santa Manna, a conferma della fede popolare. Ma intanto da un anno manca ed il riscontro non piace affatto ai venafrani ! Sul tema, di certo delicato, i Frati Minori Cappuccini dell’Ordine di S. Angelo e S. Pio che oggi vivono a Venafro invitano tutti a pregare affinché la Santa Manna torni ad apparire in Basilica, quale segno dell’apporto del Santo Patrono alla vita ed al progresso di Venafro e dei venafrani”.
Appuntamento a mercoledì 14 giugno, sempre su questo organo d’informazione, per la terza e conclusiva parte della “Storia umana e di fede dei Santi Martiri Nicandro, Marciano e Daria e i sentimenti popolari” nei loro confronti, quale splendido legame che da sempre intercorre tra i Santi Martiri di Venafro e la popolazione locale.































