LA STORIA UMANA E DI FEDE DEI SANTI MARTIRI DI VENAFRO NICANDRO, MARCIANO A DARIA E I SENTIMENTI POPOLARI (conclusione)
Si conclude quest’oggi la pubblicazione in tre puntate del rilievo avuto dai Santi Martiri di Venafro nell’ affermazione della fede cristiana nell’allora provincia romana di “Venaphrum”, mentre a Roma regnava l’Imperatore Diocleziano. Pubblicazioni ideate per dire della rilevantissima “semina” ideologico/religiosa degli storici Martiri venafrani, venerati senza soluzione di continuità e con fede popolare crescente a 1.720 anni di distanza dal loro estremo sacrificio del 303 d.C.
Chi volesse leggere le precedenti puntate della “Storia dei Santi Martiri di Venafro” può leggere quanto pubblicato su questo stesso giornale web l’8 e il 12 maggio scorsi, andando a ritroso sul giornale. Ed ecco la parte conclusiva del tutto :
“Ad attestare l’assoluta rilevanza ed il prestigio storico dei Santi Martiri di Venafro -è la conclusione di questa ideale “passeggiata” attraverso storia, fede e cultura di Venafro e dei centri limitrofi- è bene ricordare i personaggi storici che nel corso delle epoche trascorse hanno visitato e si sono genuflessi dinanzi ai resti mortali dei Santi venafrani. Nel 1268 Carlo d’Angiò raggiunse la Basilica di San Nicandro alla vigilia della battaglia di Benevento, prostrandosi al cospetto dell’altare della Cripta allora esistente. Papa Nicola IV nel novembre del 1290 concesse indulgenza plenaria a quanti visitavano la predetta Basilica, il che testimonia l’importanza di tale luogo di culto nel corso dei secoli. Tra fine ‘800 ed inizio ‘900 si ebbero invece interventi sostanziosi nella Basilica, con l’ordine dei Frati Minori Cappuccini che si distinse nella realizzazione del magnifico ed imponente altare ligneo centrale. In effetti tali religiosi nei luoghi di culto loro affidati sono soliti occuparsi degli allestimenti degli altari, cosa avvenuta anche a Venafro, dove i Frati col francese P. Bernardino da Mentone, al secolo Pietro Campana, realizzarono l’altare ligneo principale della Basilica, al cui interno è situato l’artistico tabernacolo. Giusto anni addietro lo stesso altare, intaccato dall’inesorabile trascorrere del tempo, è stato oggetto di cure e restauri da parte di apposito studio di professionisti tarantini, costituito da giovani ed assai affidabili restauratori ambosessi che ne hanno rilanciato e fatto emergere tutta la suggestione e la storia cristiana che la pregevole opera racconta. Vediamo in dettaglio tale storia. In alto è raffigurato San Michele, ai lati troviamo statue lignee di monaci, esattamente a sinistra San Fedele da Sigmarinda e a destra San Felice da Cantalice. Quindi affreschi sacri tutt’intorno al tabernacolo e al centro la magnifica pala del pittore olandese Dirk Hendrickz, italianizzato in Teodoro d’Errico, che raffigura in alto la Vergine col Bambino e in basso San Francesco e i Santi Martiri Nicandro e Marciano in atto di adorazione. Manca Santa Daria ! Al riguardo, spiegazioni ufficiali mai nessuno le ha fornite. La supposizione é che, non essendo secoli addietro la figura di tale donna Martire ufficialmente riconosciuta dalla Chiesa, si ritenne (forse) di rispettare siffatto aspetto omettendo di rappresentare nella tela anche Santa Daria. I venafrani comunque sono oggi convinti e determinati a tutt’altro ! Venerano Santa Daria alla pari del suo sposo San Nicandro e del cognato San Marciano, ritenendoli tutti e tre e in ugual misura i Santi Martiri della Città. Il resto nient’affatto interessa ad alcuno !
Veniamo all’attualità della fede popolare a Venafro, storicamente continuativa nel corso del tempo, che si estrinseca in momenti unici e particolari, come il cosiddetto “Mese di San Nicandro” (17 maggio/16 giugno), cioè le trenta mattine all’alba (s’inizia alle h 5,30 col SS. Rosario e si prosegue con la S. Messa) di preghiere e celebrazioni in Basilica quale preparazione spirituale alle ricorrenze patronali di metà giugno. Ed ancora : sino a qualche decennio addietro il popolo di Venafro nella giornata del 17 maggio era solito festeggiare “ Sant’ Ncandriegl’ “, ossia una sorta di …”Piccolo San Nicandro” in dialetto locale mancando un mese alla ricorrenza ufficiale del17 giugno, con serata d’intrattenimento civile al Mercato, il salotto buono della Venafro antica, quale significativa introduzione al mese che portava alle successive solennità di metà giugno. Un modo tutto paesano, simpaticissimo e di schietto coinvolgimento socio/umanitario per avvicinarsi al trittico festivo ufficiale di fine primavera. Nel contesto della storica fede popolare cittadina da segnalare poi senz’altro l’Opera di San Nicandro, l’antico dramma sacro su vita, messaggi ed estremo sacrificio dei Santi Martiri attraverso la narrazione scenica della loro esistenza terrena. Trattasi di lavoro teatrale proposto di solito con cadenza triennale o anche più nella settimana precedente il trittico festivo di metà giugno ed inteso come avvicinamento ideologico di ciascun credente alle celebrazioni patronali, in maniera da vivere queste ultime con la devozione, la partecipazione e la fede dovute. L’Opera, che nel passato si rappresentava dinanzi alla chiesa di San Simeone al Mercato con scene, attrezzature e costumi forniti dal commerciante Cav. Giovanni Atella, devotissimo ai Santi Martiri, oggi viene allestita ed interpretata da persone di diversa età ed estrazione sociale di Venafro e dintorni sul sagrato della Chiesa dell’Annunziata, cogliendo la suggestiva ambientazione della piazzetta antistante il predetto luogo di culto, assolutamente adatta a siffatta rappresentazione. Nel passato era tanta la passione popolare per l’Opera che molti, i fanciulli in testa, la conoscevano a memoria ed erano soliti ripeterne a menadito parole e parti mentre gli “attori” la interpretavano, addirittura qualche volta anche anticipandone le battute e le parole. Si viveva cioè per e dell’Opera, la quale era nel dna di ciascun venafrano, tanto minori che adulti. Così come i suoi interpreti acquistavano negli anni notorietà e benemerenze popolari per le loro applauditissime recitazioni, alcune delle quali rimaste pagine indelebili nella storia e nelle tradizioni popolari venafrane.
Quindi lo storico e partecipatissimo trittico festivo del 16,17 e 18 giugno. In effetti il culmine di siffatta fede popolare verso i Santi Martiri di Venafro è rappresentato da due momenti particolarissimi. Il primo : il solenne Pontificale del 17 giugno mattina in Basilica con l’offerta da parte del Sindaco di ceri e chiavi della Città nelle mani del Vescovo Diocesano a significare il positivo connubio tra potere civile e religioso, e soprattutto la piena e convinta dedizione dei venafrani ai loro Santi Nicandro, Marciano e Daria, ai quali affidano protezione e futuro della Città e della sua popolazione. Il secondo : la solenne e partecipatissima (migliaia sono puntualmente i fedeli ambosessi e di ogni età al seguito!) processione conclusiva del 18 giugno che intorno alle 20,30, e subito dopo l’effettuazione dell’asta popolare (in dialetto venafrano, l’ “ammessa”) sul piazzale del luogo di culto dedicato al Santo Patrono per aggiudicarsi l’onore e l’onere di mettersi in spalla statue e reliquie dei Santi Martiri, processione -si diceva- che riporta arredi e simulacri sacri alla SS.ma Annunziata nel cuore del centro storico intonando lungo il tragitto, in occasione delle numerose fermate apposite e per decine di volte in coro, il bellissimo “Sciogliam di lode un cantico, o popol venafrano …”. Trattasi dell’Inno popolare in onore dei Santi Martiri, scritto nel 1881 dal poeta Raffaele Atella e musicato dal canonico Domenico Criscuolo, entrambi venafrani. Il testo dell’Inno : “Sciogliam di lode un cantico, o popolo venafrano, aì prodi eroi magnanimi Nicandro, Marciano ! E a lei che di vittoria la palma riportò ; e a lei che forte intrepida lo sposo pareggiò. Ben tra gli astri, o incliti, regnate in sull’Empiro ove drizzaste fervidi i passi ed il desiro. Deh ! Ci reggete impavidi sani di mente e cor, di mente e cor finché di Dio la gloria per Voi godrem, godremo ancor !”. Si è in pieno romanticismo all’atto della stesura dei versi dell’Inno, che in effetti è forte nei contenuti, assolutamente coinvolgente e tale da esprimere sentimenti di fede bellissimi ! Nel corso di tale processione conclusiva dei festeggiamenti cittadini il popolo porta in spalla la Testa/Reliquario di San Nicandro, le Reliquie di Santa Daria ed il veneratissimo Busto argenteo del Patrono San Nicandro, rifatto ex novo nel 1987 su mandato popolare dallo scultore di origini molisane -esattamente di Vastogirardi nell’isernino- Alessandro Caetani dopo il devastante per ciascun credente venafrano furto sacrilego del 25 giugno 1986 (rimasto purtroppo irrisolto, senza risalire ai ladri e senza recuperare la refuriva) dello splendido originale della Scuola Orafa Napoletana del ‘600. In effetti tale simulacro continua a restare nella memoria e negli occhi di tutti per il coinvolgente e schietto sorriso stampato sullo storico Busto seicentesco raffigurante il volto del giovane ufficiale dell’esercito romano convertitosi al cristianesimo, “colto” sorridente dall’ignoto artista partenopeo giusto com’erano soliti fare i martiri cristiani nell’andare incontro al patibolo pagano. E il simulacro che ricordi San Marciano ? Come scritto, non c’è ! Venafro non ha alcunché che raffiguri il fratello maggiore del Patrono ! Anni addietro un gruppo di volenterosi cittadini si attivò per avviarne la realizzazione, chiese udienza, l’ottenne e s’incontrò con l’allora Vescovo d’Isernia/Venafro, Mons. Visco, il quale elogiò idea ed iniziativa definendole “lodevoli e da portare avanti”. I primi impegni successivi furono positivi e la gente di Venafro sposò d’acchito la causa, condividendone le finalità. Subito dopo però intervennero fatti e personaggi che finirono per bloccare il tutto, affossando ogni cosa. Qualcuno asserì, assai inopportunamente : “Meglio lasciar perdere, ci sarebbero troppe statue da portare in processione !”. Altri invece dissero : “Piuttosto si realizzi un mezzo busto in pietra, collocandolo in qualche spazio di verde pubblico della città !”. Un gran peccato siffatti atteggiamenti, perché appariva -ed appare tuttora giusto a molti- che il popolo di Venafro disponga anche del simulacro che ricordi San Marciano. Non resta perciò che sperare in un futuro non lontano la ripresa della bellissima iniziativa popolare per la realizzazione del simulacro di San Marciano in modo tale che la città possa fregiarsene, completando il novero di Reliquie e Simulacri dei propri Santi”.
La Festa di San Nicandro 2023 bussa comunque alla porte e ciascun credente venafrano si sta attivando per partecipare e conferire alla ricorrenza l’imponenza che le compete, in ragione della storia dei padri e della fede popolare d’inizio terzo millennio.






























