17 giugno ricorrenza di San Nicandro, il Patrono di Venafro
Intanto la città ricorda le asportazioni nel corso dei secoli di ossa del braccio destro e di parte del cranio del Santo prelevate dal Sarcofago nella Basilica venafrana e trasferite a Capua e Isernia, città che tuttora le detengono
Ed eccoci alla giornata/principe, al giorno più importante dell’anno per Venafro e i venafrani : il 17 giugno. E’ la ricorrenza del Patrono San Nicandro, decapitato il 303 d.C. dal boia pagano ai tempi dell’Imperatore Diocleziano, l’ultimo grande persecutore dei cristiani, per aver ribadito piena adesione al nuovo credo cristiano e come tale splendido co/fondatore, assieme al fratello Marciano ed alla moglie Daria a loro volta martirizzati per identico motivo ed a tant’altri martiri, del Cristianesimo a Venaphrum, importante provincia dell’antica Roma della Gens Julia. Nicandro e Marciano sarebbero stati martirizzati nello stesso giorno e sepolti là dove secoli dopo sarebbe stata eretta dai cristiani la prima chiesa in loro onore, oggi la Basilica di San Nicandro. L’estremo supplizio di Daria invece sarebbe avvenuto a giorni di distanza e in altro luogo, prevedendosi all’epoca per le donne modalità differenti rispetto agli uomini e tempi successivi di martirio. Diverso certamente, e ad oggi sconosciuto, il luogo del martirio della donna. Non così per Nicandro e Marciano, di certo martirizzati a Venafro e sepolti, come appena scritto, dove sorge oggi la Basilica dedicata al Patrono San Nicandro, di cui ad inizio ‘900 venne rinvenuto il Sarcofago nell’area sottostante la stessa Basilica grazie agli scavi notturni (non autorizzati …) di due frati francescani all’epoca ospiti dell’attiguo Convento francescano. Tant’è la non autorizzazione a scavare che i predetti religiosi -uno Guardiano e l’altro Frate di cerca- vennero poi definitivamente allontanati da Venafro dall’ordine monacale di appartenenza, senza farvi più ritorno ! Non altrettanto per San Marciano di cui comunque si presume la sepoltura nella stessa zona sottostante la predetta Basilica ; resti comunque sin quì mai ufficialmente individuati né portati alla luce. Diverso invece il discorso per i resti mortali di San Nicandro, di certo contenuti nel Sarcofago nella cripta sottostante ! In più fasi successive ad onor del vero sarebbero stati praticati fori ed aperture nel Sarcofago del Patrono di Venafro e Protettore della Diocesi d’Isernia/Venafro, prelevando una volta le ossa del braccio destro-attualmente nella dotazione della Diocesi di Capua (Caserta)- ed altra volta addirittura parte del cranio del Santo di Venafro, oggi custodito nella Cattedrale di Isernia, divenutane nel frattempo proprietaria. Ovvio che ai venafrani farebbe tantissimo piacere recuperare quanto appartiene loro, ma le norme vigenti di Santa Romana Chiesa pare non lo prevedano. A prescindere da tanto, comunque, il 17 giugno continua ad essere per ciascun credente venafrano la giornata più importante dell’anno e come tale da celebrare e festeggiare nella maniera dovuta. In effetti a metà mattinata della giornata in questione, e mentre la banda musicale continua a girare per l’abitato cittadino e ci si prepara all’attesissimo concerto serale (h 22.00) dei Boomdabasch, team sulla cresta dell’onda che si esibirà sul piazzale della stazione ferroviaria attirando di certo migliaia di giovani di regioni diverse del centro sud d’Italia, a metà mattinata -si scriveva- ecco il Solenne Pontificale in Basilica presieduto dal Vescovo Diocesano Mons. Cibotti col rito dell’offerta dei Ceri e delle Chiavi della città al Santo Patrono di Venafro, tramite le mani del Pastore Diocesano. Il rito, presenti autorità civili, istituzionali, militari e religiose e tantissimi fedeli, ribadirà l’assoluta, storica e convinta dedizione di Venafro e dei venafrani al loro Santo Patrono perché protegga la città e i suoi abitanti, assicurando sviluppo, progresso, fede e pace. Un rito cioè basilare per la storia cittadina, giust’appunto nel giorno di San Nicandro ! Quindi gli altri appuntamenti religiosi e civili nel corso del trittico patronale venafrano. Si é iniziato nella prima serata di venerdì 16 giugno con la processione di Busto, Reliquie e Simulacri dei Santi Martiri dalla Chiesa dell’Annunziata alla Basilica, rito concluso con la Solenne Celebrazione presieduta dal Vescovo di Triverno Mons. Claudio Palumbo, originario di Venafro. Quindi l’ atteso ed importante Pontificale di sabato 17 con l’offerta di Ceri e Chiavi della città al Santo Patrono e alle h 20.30 di domenica 18 giugno la partecipatissima processione conclusiva per riportare in città immagini e simulacri dei Santi, cantando decine di volte in coro da parte di migliaia di persone il bellissimo “Inno ai Santi Martiri”, scritto a fine ‘800 dal poeta venafrano Raffaele Atella e musicato dal canonico Domenico Criscuolo, anch’egli venafrano. Sono in estrema sintesi le tappe religiose più salienti del trittico patronale venafrano, evento che il trascorrere degli anni continua meravigliosamente a far crescere, sostenuto dalla fede, dalla storia e dalla passione unanime dei venafrani.






























