Dopo la recente sentenza del Tribunale di Trapani che ha autorizzato un uomo a cambiare nome ed identità senza operazione, si torna a parlare di sessualità biologica e sessualità sentita, ma anche dei risvolti pratici di una simile decisione. Si pensi alle quote rosa, ai diritti riconosciuti alle donne, ai diritti in tema di adozioni, al diritto a poter entrare in luoghi  riservati alle donne, dallo spogliatoio al bagno, con l’evidente incidenza sulla sensibilità del terzo al quale in alcuni casi è evidentemente imposta una presenza almeno nella forma maschile.

Mi chiedo: per evitare strumentalizzazioni, quale sarebbe  l’attendibilità di una indagine psicologica che legittimi il cambio di identità senza operazione?

Mi sembra che ad un certo punto la battaglia in nome della libertà di genere ha ceduto il passo alla pura ideologia, e ed oggi credo che abbia perso anche la sua componente ideologica perché la libertà è divenuta puro negazionismo. Negazionismo non di fatti storici ma di quello che biologicamente si è.

Ho perso di vista il momento in cui le rivendicazioni  per la parità uomo donna e la lotta alla discriminazione sono divenute difesa di un concetto di libero arbitrio snaturato e strumentalizzato.

Il libero arbitrio riconosce all’uomo la  libertà di scelta con la convinzione che  questa  ha origine nelle stesse possibilità dell’uomo; è ancora libero arbitrio se si necessita di un aiuto esterno? Sicuramente il concetto filosofico originario viene meno.

Senza entrare nel merito della questione, ovvero se sia possibile e fino a che punto scegliere e cambiare il proprio genere, ciò che reputo pericoloso è il voler minimizzare l’importanza di tale scelta da parte di chi la rivendica, soprattutto se non la vive da diretto interessato,  in nome della libertà di essere . Voler ridimensionare a tutti i costi l’importanza della sessualità biologica è una inaccettabile e pericolosa ingenuità se non  superficialità. In un contesto storico in cui si lamenta la mancanza di valori o ideali, non si può  eliminare il peso psicologico di alcune situazioni, perché automaticamente l’intera scala di valori ne verrebbe  ridimensionata

Il non accettarsi o riconoscersi spesso ha radici profonde nell’animo e richiederebbe un’indagine di uno studio quantomeno su se stessi che non si può liquidare nella semplice attitudine di sesso, né si potrebbe pretendere in bambini o ragazzi che non possono avere una piena maturità e consapevolezza di sé perché spesso non hanno neppure  la conoscenza del reale significato di alcune sensazioni o sentimenti; ma se si insiste sull’aspetto psicologico di tale questione, il rischio di essere additati come razzisti è dietro  l’angolo.

Eccola la nuova caccia alle streghe in una battaglia costruita in termini ingannevoli: la battaglia per la libertà dove chiunque pone un semplice “ma” viene additato ed etichettato come retrogrado, fascista, omofobo.

Probabilmente  anche contro le originarie intenzioni di chi ha promosso le teorie gender e di chi si è posto a difesa della sessualità reale contro quella biologica, la questione rischia di apparire quella di una scelta superficiale, basata sulla sensazione del momento.

La vera battaglia sarebbe quella per il rispetto reciproco della persona e, sebbene io non possa comprendere come ci si possa sentire in un corpo che , cito quando detto e ripetuto da chi promuove la teoria gender, non rispecchia la propria indole , penso che si debba evidenziare la difficoltà che si vive e la profondità di certe scelte , perché sono scelte che incidono sulla propria vita e degli altri e, seppure lo è  nella forma, nei fatti non è  possibile tornare indietro. La mente vive e registra esperienze e queste non si cancellano con la leggerezza che invece si vuol comunicare.

Quel che mi fa più paura è non solo la  confusione giuridica e la manipolazione, ma la costante  percezione che spesso vi sia una strumentalizzazione delle vicissitudini  altrui senza alcuna reale empatia. Ciò spiegherebbe il motivo per il quale  la lezione viene insegnata solo per metà : “Crea te stesso” …. dimenticando di citare l’altra metà : “ e assumitene l’intera responsabilità”. (Cit. Osho)

A cura dell’Avv. Emanuela Fancelli

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