di N.P.

Non sarà un’annata olearia da segnare come produttiva questa che si prospetta, nonostante la fase di mignolatura, quella, cioè, della crescita delle infiorescenze dell’olivo benché i fiori ancora siano chiusi.  In questa fase, infatti, sembrava che le cose facessero ben sperare per una produzione addirittura più abbondante della campagna olearia precedente. Non si è fatto i conti con le condizioni climatiche che nei mesi di maggio e giugno scorsi, con la loro inclemenza, non hanno confermato le aspettative.

La nuova campagna olearia, dunque è alle porte e il quadro che si è già in gran parte delineato, ci mostra una situazione disomogenea a livello nazionale, e i dati che emergono da diversi studi previsionali, danno un risultato poco lusinghiero. Si parla, infatti di una produzione media che si aggira tra il 50 – 60% circa.

Le piogge, il clima umido e fresco durante il periodo della fioritura, hanno fortemente ridotto l’allegagione, riducendo anche il processo di crescita delle drupe, e a nulla è servita l’acqua piovana che pur facendole sviluppare, ne ha comunque limitato la quantità.

Il successivo periodo siccitoso di luglio e agosto, oltre che in Italia, anche in diversi paesi del Mediterraneo si sta protraendo, contribuendo a far dire agli esperti che sulla quantità non ci sono molte speranze. Nonostante il caldo impietoso di questo periodo potrebbe limitare i danni della mosca olearia col conseguente vantaggio di un prodotto qualitativamente buono.

Il problema serio, però, al di là di ogni altro discorso agronomico, sarà il conseguente aumento dei costi del prodotto finito. Dovuto in modo particolare alla carenza delle scorte di olio soprattutto nei paesi che sono i maggiori produttori a livello europeo e mondiale, oltre alla crescita dell’inflazione che sta determinando una situazione di allarme per la spesa degli italiani. La riprova, infatti, sta proprio nei dati rilevati: vale a dire un calo di acquisto di olio, quale prodotto inserito tra i primi posti nel paniere della spesa delle famiglie italiane.

Il Molise? Insieme al resto del Centro e parte del Nord Italia sembrerebbe “salvarsi” rispetto alle regioni del Sud che hanno sofferto e soffrono periodi “estremi” di pioggia e siccità che si sono susseguiti negli ultimi mesi. Ma, come detto, le prospettive lasciano un po’ di amaro in bocca sulla produzione.

Questo discorso dà anche altri spunti non soltanto all’Italia quale produttore di olio di oliva di qualità. Ma anche e soprattutto al Molise, laddove i programmi di sviluppo agricolo regionali, sono rimasti al palo, proprio in settori importanti come quello della produzione e valorizzazione dell’olio. La speranza, dunque, non può essere soltanto riposta sulla clemenza del tempo atmosferico che, come è sempre stato finora, ha influito sull’agricoltura in senso generale. Non possiamo dare la colpa alla natura se l’obiettivo deve essere  quello di vedere realizzarsi seri programmi di sviluppo agricolo come lo è per altre regioni italiane e rappresenta un traino importante per l’economia locale.

Articolo precedenteAl Neuromed il XXXII Congresso Nazionale della Società Italiana di Flebolinfologia
Articolo successivoTruffatori e imbroglioni sempre dietro l’angolo pronti a colpire, perciò massima attenzione