Fonte Foto: http://pizzone.comunitaospitali.it

di Nino Di Iorio

Cos’è il coraggio? Sinonimi di coraggio sono eroismo, animo, forza d’animo, audacia, baldanza, valore, vigore, ardire, ardimento, fegato, sangue freddo, prodezza, temerarietà, bravura, intrepidezza… e la Treccani ne dà tre principali interpretazioni con riferimento a tre fattispecie, dopo aver anteposto che la parola coraggio deriva da coraticum, derivato di cor, cuore.
Tra queste si coglie concisamente quella che fa al caso di Jessica: forza d’animo nell’affrontare con decisione e nel fare una cosa che importi rischio o sacrificio. Questa è la ricetta, la cui base – si ricordi – è il cuore.
Jessica Santucci è una trentenne di Pizzone della quale si è interessata di recente anche la Rai. Ha conseguito la laurea in Agraria presso l’Università di Campobasso, discutendo un’interessante tesi che ha affrontato il tema della diffusione, della biologia e del controllo di Oestrus ovis in Italia centro-meridionale (comunemente conosciuta come “mosca delle pecore”, una mosca le cui larve infestano specificamente pecore e capre).
Perché parlo di Jessica e di coraggio. Purtroppo, le reali condizioni di aspettativa di vita e di futuro da parte dei giovani in genere e ancor più dei molisani in particolare sono mortificanti e deprimenti (per essere buoni).
Partire verso l’estero richiede indubbiamente coraggio, soprattutto se si va verso l’ignoto assoluto, senza alcun appoggio o riferimento: si parte con la certezza del lavoro che altrove sembra essere più facile da trovare e certamente più remunerato rispetto all’Italia.
Restare per non oziare e per non cullarsi in famiglia richiede ancora maggiore coraggio: prima si resta con l’intenzione di “crearsi” un lavoro, intraprendere una iniziativa produttiva, avviare un’attività e poi ci sia affida alla speranza di ottenere un buon risultato.
Jessica non è partita: ha scelto di rimanere in una realtà povera, dove, però, le potenzialità di crescita pur ci sono, ma bisogna mettere in moto il cervello, attivarsi, credere in quello che si fa, superando l’assenza della collaborazione pubblica, fregandosene delle invidie. Fidando sulle proprie forze.
Jessica vive a Pizzone, meno di trecento anime residenti (in gran parte avanti con l’età), dove manca qualsiasi esercizio pubblico (neppure un alimentari, un bar, un forno, una macelleria). Nulla. Per qualunque necessità bisogna spostarsi nei paesi viciniori ed attendere l’ambulante di frutta e verdura. Eppure Jessica è rimasta.
Una capretta l’intenerì, la capostipite. Jessica oggi conduce un’azienda agricola bio che conta un centinaio di animali, fatta non solo di capre, ma anche di pecore, vitelli, polli e galline: il frutto del coraggio. Ama il suo lavoro, i suoi animali, li governa, li cura: sono la sua vita e la sua fonte di sostentamento. Jessica ha provveduto da sé ad inventarsi un lavoro e un reddito, fusione di pensiero proprio e azione propria.
Questo un esempio da elogiare, emulare e premiare, meritevole di riconoscimento e ammirazione. È una realtà figlia di un’idea, cresciuta con energia fisica e mentale propria, risultato di una scelta temeraria, voluta: non è una scelta di comodità o suggerita da circostanze di vantaggio. Jessica è una persona che ha “costruito”, è artefice: ha “fatto” per restare. Ecco perché è da gratificare pubblicamente, perché la forza di restare l’ha trovata dentro l’anima maritata con il cuore, in un contesto privo di qualsivoglia servizio, difficile a livello sociale, sovente incrostato dall’inerzia e corroso dalla pigrizia.
Jessica Santucci da Pizzone, sintesi di idee, volontà, impegno, studio, sacrificio, amore verso il luogo e soprattutto tantissimo, ma tantissimo cuore: in una parola, coraggio!

 

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