di T.A.
E’ risaputa la storica consistenza terriero/immobiliare di taluni proprietari a Venafro. Un tempo enormi proprietà di terre di pianura e relativi immobili in possesso di pochi fortunati benestanti, i cosiddetti latifondisti, genere sociale alquanto diffuso nell’intero meridione della Penisola. Famiglie che di generazione in generazione vivevano di rendite cospicue da terre, case e palazzi ed ovviamente dei relativi riguardi da parte del popolo medio/borghese composto da operai, artigiani, agricoltori, lavoratori della montagna e categorie similari che giocoforza per vivere dipendevano dalle proprietà terriere ed immobiliari nelle mani di pochi. In buona sostanza da una parte i fortunati latifondisti e proprietari immobiliari, appunto i signori, dall’altra tutti gli altri, ossia il popolo che doveva spesso “bussare” per un pezzo di terra da lavorare per sfamare la famiglia, all’epoca di regola e per costume numerosa. Ebbene siffatto trend sociale si traduceva pari pari nella vita sociale quotidiana. A Venafro, citando un esempio calzante, c’era nella prima metà del ‘900 appunto il “Circolo dei Signori” (oggi Circolo Leopoldo Pilla), in piazza Cimorelli, al pian terreno dell’immobile municipale, organismo sociale dalle varie intitolazioni nel corso del tempo (un tempo, era detto Circolo Campano ed altre denominazioni ancora). Vi si apparteneva di diritto solo se proprietari terrieri, immobiliari e latifondisti, ”titoli” che all’epoca spalancavano porte e privilegi. La foto in b/n del primo novecento qui allegata mostra esattamente l’ingresso di tale circolo, coi “signori” elegantemente vestiti e comodamente seduti a sedie e tavolini giusto dinanzi al “Circolo dei Signori” e gente del popolo che, passando sulla piazza, guardavano e salutavano riverenti. Sempre a Venafro si svolgeva sino agli anni ’50/’70- tuttora avviene sempre nel solco della fede secolare, ma con denominazione diversa- la cosiddetta Processione dei Signori a metà mattinata del 16 giugno, quale apertura delle feste patronali per trasferire i simulacri dei Santi Martiri dalla Chiesa dell’Annunziata alla Basilica di San Nicandro. Vi si partecipava assolutamente in abiti eleganti, solo se “signori”, latifondisti e maschi, recando in mano la candela accesa quale testimonianza di fede verso i Protettori della città, San Nicandro, San Marciano e Santa Daria. Il popolo restava compostamente ai lati a pregare e guardare mentre il rito sfilava dall’Annunziata attraverso il rione Mercato passando dinanzi al “Circolo dei Signori” per raggiungere la Basilica del Patrono San Nicandro, alla periferia est dell’abitato. E l’impegno dei “signori” di Venafro nella tre giorni di festività patronali finiva lì ! Toccava poi al popolo riportare a spalla nella serata del 18 giugno i simulacri sacri in città, sostando dinanzi al “Quadro dei Santi Martiri”, l’attuale edicola votiva di piazza Cimorelli, giusto di fronte al predetto circolo, i cui iscritti erano lì numerosi ad attendere l’arrivo del rito popolare. Sino a decenni addietro si veniva iscritti a tale organismo sociale su domanda dell’interessato, sottoscritta da due soci/presentatori dello stesso Circolo. Questi, nel corso di apposita assemblea ad hoc, esponevano doti, qualità, qualifiche ect. del richiedente l’iscrizione e a scrutinio segreto si votava subito dopo per l’accettazione dell’iscrizione o … per il rigetto ! In un’occasione venne incredibilmente rigettata la domanda di un affermato e giovane professionista venafrano di elevato ed apprezzato livello culturale anche al di fuori dell’ambito comunale ! Quindi la vita sociale all’interno dell’organismo di piazza Cimorelli. Frequentazione solo dei proprietari, per lo più esclusivamente maschi, che vi s’intrattenevano nelle ore pomeridiane e preserali a parlare, discutere, leggere qualche rivista o giornali in genere, a giocare a bigliardo, a carte o a guardare la tv, modernità tecnologica appena apparsa e relativamente presente nelle abitazioni private. Li accudiva apposito lavoratore alla “bouet” -una sorta di mini bar- per la distribuzione di bibite,”champagnini” cioè gassose tipiche venafrane e bicchieri d’acqua ; ma solo quando dalle diverse stanze del circolo arrivava il suono dell’apposito campanello. Nei decenni ultimi il circolo, intitolato intanto al geologo, cattedratico ed eroe del Risorgimento Italiano Leopoldo Pilla, era preciso e continuo luogo di ritrovo e riferimento di tantissimi venafrani, con qualche presenza anche dai Comuni limitrofi. Vi si svolgeva intensa vita associativa, di giorno e soprattutto a sera era frequentato da decine di iscritti, sia proprietari che non, e non sempre laureati, aspetto invece assolutamente imprescindibile nei decenni precedenti. Avveniva cioè tanto nel Circolo al Mercato. Accordi politico/amministrativi, intese comunali, confronti culturali, dibattiti e molto altro. Era cioè il centro nevralgico della vita di paese. Il tempo trasforma tanto, ivi compresi i circoli sociali ! Altrove – si prenda Isernia- più di un siffatto organismo aggregativo del recente passato é scomparso sotto l’incalzare dei tempi, delle realtà e delle situazioni nuove. Cambiano i tempi, cambiano le persone, cambiano le abitudini. A Venafro resiste sempre il Circolo Leopoldo Pilla al Mercato. Qualche iniziativa sporadicamente viene proposta ; si prenda il corso di scacchi, qualche partita sulla scacchiera limitrofa esterna in piazza Vittorio Veneto, appuntamenti artistici ect., ma sempre poca cosa date le potenzialità che Venafro offre e ricordando il passato dell’organismo associativo. In effetti la frequentazione popolare è assai contenuta. Idee ed energie innovative per rilanciarne la funzione associativa, culturale e sociale nell’ambito cittadino appaiono perciò auspicabili. Ne trarrebbe vantaggio di certo l’intera collettività cittadina e la stessa vita sociale venafrana.































