di T.A.

Relazione ISPRA, ARPA Molise, ARPAE Emilia Romagna sulla qualità dell’aria nel Molise dell’ovest.  Considerazioni da Venafro in materia di affidabilità di territorio, prodotti ed aria che si respira in zona 

 Dal prof. Nicandro Silvestri di Venafro, per passione e personale volontà di approfondire da sempre vicino alle tematiche ambientali di Venafro, pervengono le attente riflessioni che di seguito si ospitane al fine di fare chiarezza su un argomento di massima attualità nell’estremo Molise dell’ovest, ossia l’affidabilità del territorio, dei prodotti e dell’aria che si respira nel Venafrano. Le considerazioni di Silvestri : “Il Gruppo di lavoro, costituito da ISPRA, ARPA Molise e ARPAE Emilia Romagna, che ha curato la Relazione sulla qualità dell’aria della Piana di Venafro, non ha proceduto all’attribuzione delle quantità di particolato, con le relative componenti, alle potenziali fonti emissive che agiscono nella Piana di Venafro, solo per carenza di elementi conoscitivi o informativi, relativi ai consumi specifici dei combustibili, in particolare delle biomasse, dei flussi del traffico e delle variabili metereologiche  del territorio. Carenze che, lo stesso Gruppo di lavoro ritiene indispensabile accertare con adeguate indagini anche ai fini della individuazione delle iniziative necessarie che dovranno essere adottate ai fini del contenimento del PM 10. Non è facile conoscere, ordinariamente, le quantità di biomasse che stagionalmente vengono bruciate sul territorio. Se, infatti, è possibile accertare attraverso la filiera commerciale, la quantità dei derivati del legno, in particolare del pellet, altrettanto non sarà possibile fare per i consumi della legna. La Piana di Venafro è, infatti, ampiamente coltivata ad ulivi in tutti i territori dei Comuni che ne fanno parte per cui la potatura periodica di tali essenze arboree consente, in buona misura, l’approvvigionamento della legna necessaria per usi propri di tanti piccoli coltivatori, fuori dalla filiera del mercato. In ogni caso, andrebbe poi considerata l’enorme quantità dei residui della potatura che, diversamente dal passato, viene oggi bruciata sul posto, proprio durante la stagione autunno – invernale durante la quale si verifica il fenomeno dei livelli più elevati di PM 10. Solo un censimento dei camini e degli impianti di riscaldamento a pellet, come peraltro indicato dallo stesso Gruppo di lavoro, potrebbe consentire di accertare, almeno in via approssimativa, la consistenza dei consumi della legna attraverso questionari specifici. Il censimento, inoltre, consentirebbe di conoscere il numero degli impianti attivi, che potrebbero essere riportati, a fini ricognitivi, su apposita mappa per valutarne la distribuzione e gli effetti sul territorio ma anche per eventuali necessità future. Per quanto concerne, invece, i flussi del traffico il Gruppo di lavoro parla, inequivocabilmente, di carenze conoscitive nonostante abbia avuto contezza del flusso medio dei veicoli leggeri e pesanti che ha interessato il territorio, per gli anni 2018 e 2019 per entrambi i sensi di marcia, rilevati dall’ANAS fuori dal centro abitato. Serve accertare, evidentemente, anche il flusso del traffico urbano che notoriamente a Venafro, (dove il tasso di motorizzazione è superiore alla media regionale, nazionale ed europea) risulta spesso rallentato, disordinato e, a tratti, caotico per evidenti problemi di mobilità, generati da un sistema viario, strutturalmente deficitario, per quanto concerne principalmente i collegamenti della zona di recente espansione con quella antica e viceversa. Una Viabilità generale, scarsamente funzionale anche perché appesantita, per quanto concerne la funzionalità urbanistica, dal totale decentramento dei Servizi rispetto alle residenze sul territorio, in particolare per quanto riguarda le scuole dell’obbligo (Materna e Media) con riflessi negativi non solo sulla circolazione stradale ma anche sul sistema organizzativo delle famiglie. La famiglia di Via Appiano o di Via Pedemontana come di tante altre, deve percorrere inevitabilmente e trasversalmente l’intero centro abitato, con il mezzo proprio, tra i disagi della circolazione stradale, per assicurare ai propri figli la regolare frequenza della istituzione scolastica che è ubicata agli antipodi del luogo dove essa risiede. Tutto ciò in netta controtendenza rispetto alla disposizione normativa in base alla quale la localizzazione della scuola è considerata strumento di pianificazione urbanistica che deve tener conto, in particolare per quella dell’obbligo, della distanza che intercorre tra la residenza degli alunni e la scuola e viceversa al fine di favorire lo scambio di relazioni sociali. Appare, per ultimo, condivisibile la motivazione della carenza di dati informativi relativi alle variabili metereologiche, evidentemente perché le due centraline di rilevamento, presenti solo nel tessuto urbano della città di Venafro, anche se dotate di regolare anemometro per la misurazione, h24, della velocità del vento, non sono considerate sufficienti per configurare la condizione meteorologica dell’intero Territorio della Valle. La Relazione, infatti, ai fini di una più corretta valutazione delle criticità rilevate,  fa riferimento, più precisamente, anche alle variabili micrometeorologiche, presumibilmente per distinguere, dal resto del territorio, gli ambiti urbani dei singoli comuni che fanno parte della Valle, che potrebbero essere condizionati, come altrove, dagli effetti tipici dei centri abitati durante la stagione invernale, ma anche per accertare se le condizioni microclimatiche dei singoli territori comunali, nel proprio ambito e tra di loro, siano omogenee oppure no. Solo per fare qualche esempio, infatti, non è oggettivamente assimilabile la condizione microclimatica dell’area pedemontana di Venafro con quella di Pietrabianca o di Santa Cristina dello stesso Comune oppure con quella delle Terme di Agrippa nel territorio di Pozzilli o con quella, più a monte, di Ripa Spaccata di Montaquila. Non è, quindi, ragionevolmente possibile considerare allo stesso modo tutti i comuni della Valle, almeno per quanto riguarda le caratteristiche peculiari dei singoli territori e, conseguentemente, per le variabili microclimatiche che sicuramente ne fanno la differenza. Da ciò dovrebbe conseguire, come nella realtà sembra che consegua, che anche i valori del PM 10 siano diversi sull’intero territorio della Piana e non riconducibili, astrattamente, ai livelli e al numero degli sforamenti, che si registrano con la centralina VE 2, che sembrerebbero essere generati, invece, da fattori prevalentemente urbani (Riscaldamento domestico (camini, stufe a pellet) e traffico). Anche a prescindere, infatti, dalla composizione del Particolato, comunque accertata con rigore  scientifico con oltre 5.000 (cinquemila) analisi di laboratorio, con la ricerca di componenti specifiche ed esclusive, che ha indicato nella combustione di biomasse la sorgente più importante dei valori elevati del PM 10, le campagne di campionamento effettuate sui siti di Venafro 1, Pozzilli e Sesto Campano hanno consentito di acquisire dati importantissimi che sostanzialmente ridimensionano notevolmente la narrazione, finora  ricorrente, di un inquinamento diffuso e generalizzato della Valle del Volturno. Ebbene, in particolare con la campagna di monitoraggio invernale, è emerso che i siti di campionamento di Pozzilli, Sesto Campano e Venafro 1, meticolosamente studiati e collegialmente individuati dal Gruppo di lavoro ISPRA, ARPA Molise e ARPAE Emilia Romagna, hanno consentito di accertare livelli di PM 10 del tutto diversi rispetto a quelli della Centralina VE 2. In particolare il sito di campionamento di Pozzilli, localizzato nel parcheggio del Consorzio Industriale, a ridosso della SS 85 (circa 30 m.), a distanza di due Km dal termovalorizzatore di Hera Ambiente e di circa 2,5 Km dal centro abitato, non solo ha registrato valori, decisamente e significativamente, più bassi rispetto agli altri siti ma, addirittura, non ha rilevato alcun sforamento rispetto ai 14 (quattordici) della centralina VE 2, agli 8 (otto) del sito di campionamento di Venafro 1 e ai 6 (sei) del sito di campionamento di Sesto Campano. Paradossalmente, quindi, ma inequivocabilmente il territorio del nucleo industriale di Pozzilli risulta, sotto il profilo ambientale, perfettamente normale e, quindi, assolutamente migliore rispetto agli ambiti urbani di Venafro, di Sesto Campano e, presumibilmente, della stessa Pozzilli. Ovviamente i risultati dello Studio non consentono ancora, per mancanza di dati informativi, di indicare la via maestra attraverso la quale superare le criticità, indiscutibilmente esistenti, ma offrono sicuramente l’occasione per affrontare le problematiche ambientali del territorio con  maggiore consapevolezza e razionalità senza pregiudizi e dannose strumentalizzazioni, per cercare di capire subito, con la massima condivisione e soprattutto senza allarmismi quali siano le soluzioni possibili che, a ben vedere, potrebbero essere dietro l’angolo”.

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