di T.A.
Tempi trascorsi, difficili, ma pur sempre belli e particolari, tanto da meritare menzione e ricordo quale momento educativo e di conoscenza per le nuove generazioni attuali. Si prendano quelli tipici del periodo quaresimale nei piccoli paesi del sud d’Italia, Molise compreso. Si era, per intenderci, ai tempi duri della miseria e della fame e la povera gente, ossia la massa, doveva ogni giorno sbarcare il lunario per tirare avanti. Si vivevano difficoltà indicibili e reali, che costringevano tanti a lottare per sopravvivere. Ed il periodo della Quaresima, sinonimo di ristrettezze e difficoltà diffuse, rappresentava esattamente gli stenti di tanti. Ed ecco allora l’iniziativa di “chi aveva e poteva” per alleviare le ristrettezze altrui. Sulle piazzette e nei vicoli di paese nel periodo quaresimale si sistemava in aria, legandolo a due balconi privati di case situate di fronte, un gran cerchio di ferro appendendovi tanto “ben di Dio”, come un pezzo di lardo, una salsiccia, una bottiglia d’olio, un fiasco di vino ed altro da mangiare e bere. E lì il tutto restava sospeso in aria per giorni interi, col popolino che passando per strada ammirava senza toccare, data la quaresima in corso. Finalmente alla vigilia della Pasqua il cerchio veniva calato in strada e la gente poteva prendere quanto precedentemente era rimasto appeso in alto, portarselo a casa e “festeggiare” la Santa Pasqua con una tavola più ricca e maggiormente imbandita. Ed era festa vera, perché gli altri giorni era tutt’altro … ! Come pure, sempre nel meridione della Penisola, si era soliti nel periodo quaresimale esporre dinanzi casa un fantoccio -in genere riproducente una vecchietta- con tanto di cartello per augurare fortune e una buona giornata a chi passava.






























