di T.A.
IL POETA RAFFAELE ATELLA ED IL CANONICO DOMENICO CRISCUOLO CHE NEL 1881 SCRISSERO E MUSICARONO L’INNO AI SANTI MARTIRI DI VENAFRO NICANDRO, MARCIANO E DARIA.
Venerdì 17 maggio, trenta giorni esatti alla ricorrenza del Patrono di Venafro e Protettore dell’intera Diocesi d’Isernia/Venafro, San Nicandro, e nella città principale della seconda provincia molisana dopo il capoluogo pentro -Venafro- si entra nel vivo della storia sociale, umana e religiosa locale. S’inizia all’alba di domani 17 maggio con la solenne ed affollata processione delle h 6.00 col Busto argenteo del Patrono trasferito dalla Chiesa dell’Annunziata alla Basilica per l’apertura del MESE DI SAN NICANDRO, ossia le celebrazioni di primissimo mattino in Basilica per trenta giorni consecutivi sino alla ricorrenza patronale del 17 giugno. E si chiuderà, dopo la tre giorni di celebrazioni religiose e festività civili del 16, 17 e 18 giugno prossimi per onorare la memoria dei Santi Martiri Nicandro, Marciano e Daria martirizzati dal boia pagano ai tempi dell’Imperatore Diocleziano nel 303 d.C., con la solenne processione serale del 18 giugno per riportare in città i venerati simulacri sacri dei Martiri, accompagnati da migliaia di fedeli e cantando più volte in coro l’Inno ai Santi Martiri, autentico gioiello di versi e musica risalente a fine ‘800 e frutto di due personaggi venafrani del tempo, il poeta Raffaele Atella che ne scrisse i versi ed il canonico Domenico Criscuolo che li musicò. Notizie sui due : il primo, Raffaele Atella, era un benestante uomo di cultura, assai attaccato alle proprie origini e ben volentieri “cantò” in versi i Santi Martiri di Venafro per ribadire la personale devozione ed interpretando il pensiero e i sentimenti di tutti i propri concittadini. Nel periodo vennero scritti più Inni da vari personaggi venafrani, ma alla fine la lirica celebrativa ideata dall’Atella risultò la più apprezzata. Occorreva comunque “tradurre” in musica il tutto ed a tanto si dedicò il canonico Domenico Criscuolo, uomo di chiesa e come tale assai vicino alle tematiche trattate. Ne scaturì così il bellissimo, sotto il profilo letterario e musicale, “ SCIOGLIAM DI LODE UN CANTICO …” , il magnifico Inno che i venafrani d’ambo i sessi, di ogni età, cultura ed estrazione sociale continuano a cantare in coro dal 1881 -anno di composizione di versi e musica- e che proseguiranno a fare in tutta convinzione quest’anno e in quelli a venire nella fiduciosa consapevolezza della benignità dei Martiri verso la collettività venafrana perché continui a progredire con le nuove generazioni del terzo millennio.































