di Redazione

E’ una domanda che in tanti si stanno ponendo dopo la notizia che i Prefetti di Campobasso e Isernia hanno emesso ben sei provvedimenti interdittivi antimafia per infiltrazioni mafiose, a carico di altrettante aziende, tre per provincia, operanti in Molise. Dopo le prime emesse dal Prefetto di Campobasso dello scorso aprile, altri tre provvedimenti interdittivi sono stati notificati dal Prefetto di Isernia a carico di altrettante aziende operanti nella Provincia pentra. E’ stato l’epilogo ad un’attività di prevenzione e contrasto ai tentativi di infiltrazioni mafiose nell’economia locale che ha portato risultati che se da un lato evidenziano il forte impegno delle istituzioni verso questo fenomeno, dall’altro non ci fanno stare sereni visto che già nel 2023, in una relazione della DDIA, emerge una condizione di vulnerabilità del territorio isernino che risente dell’influenza delle aree cosiddette “geocriminali” della limitrofa provincia di Caserta. Il problema, dunque, non può e non deve essere sottovalutato, ed è per questo che gli stessi cittadini  allarmati per l’accaduto si domandano il perché di tutto questo silenzio intorno a tale vicenda. A cominciare dalla politica che conta, quella che deve programmare la crescita e lo sviluppo di questa regione, ma anche preoccuparsi di situazioni che rompono certi equilibri economico-sociali, mettendo a rischio lo stesso tessuto imprenditoriale su un territorio che sta ancora pagando errori madornali di decenni di mala gestio. E a seguire anche le istituzioni locali le quali, pur se non possono inventarsi di colpo investigatori, devono diventare i primi baluardi di fronte a simili questioni con scelte coraggiose. Certo, se è il sistema Paese che non funziona a dovere, il contesto generale non può essere facile; ma nessuno può e deve fermarsi di fronte a cose del genere, perché altrimenti in una regione piccola come la nostra, l’unica domanda che resta da porsi è: Il Molise è terra di conquista, allora!  Diciamo invece che in una regione come la nostra, occorrerebbe dare solo risposte. E queste ancora una volta arrivano dalle Prefetture di Campobasso e Isernia, e ovviamente da tutte le altre istituzioni per il grande lavoro fatto affinché questo “modus” venisse portato alla luce e contrastato.

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