di T.A.

Dal giornalista Lello Castaldi perviene il contributo di seguito pubblicato e concernente il contributo polacco in Molise nel corso dell’ultimo conflitto mondiale.

“Sala gremita presso la sala conferenze di Piazza Sant’Antonio a Roccasicura,  per una serata dedicata al tema “Roccasicura nella II Guerra Mondiale”. È stato emozionante vedere tante persone così partecipi e interessate alla storia del Corpo polacco durante la liberazione d’Italia. Ricordiamo che alla fine di febbraio del 1944, la cittadina di Roccasicura fu designata come il luogo del primo raggruppamento di volontari reclutati. Il personale organizzativo e di addestramento dell’unità fu formato dagli ufficiali e dai sottufficiali delegati della 3ª Divisione Fucilieri dei Carpazi, che si trovava nella sezione al fronte sul fiume Sangro. La Divisione dei Carpazi dal dicembre 1943 e nei primi mesi del 1944 si trovava nella regione molisana posta al confine con l’Abruzzo nelle città più vicine alla Linea Gustav. Durante il servizio a Roccasicura, il maggiore Racięski con la nascente unità rimaneva a completa disposizione delle autorità militari britanniche insieme agli istruttori assegnati ai corsi di competenza. All’arrivo a Roccasicura, il maggiore Racięski fu informato da un ufficiale britannico che la creazione dell’unità italo-polacca era della massima segretezza e che, se necessario, sarebbero stati reclutati in tutto dai cento ai duecento volontari italiani. Entro tre settimane l’unità doveva raggiungere la preparazione completa per il combattimento. La compagnia fu divisa secondo la struttura dell’esercito britannico in tre plotoni, all’interno dei quali furono separate in squadre di 2-6 soldati, capaci di compiere operazioni indipendenti. La compagnia non possedeva apparecchiature per le comunicazioni via radio e fu informata che durante le operazioni sul retro del nemico non poteva ricevere supporto da altre unità. Inizialmente, a Roccasicura, la compagnia contava circa 40 volontari italiani e 7 ufficiali e sottufficiali polacchi. Tutti i candidati davanti agli testimoni dovevano firmare contratti per il servizio militare come volontari, consapevoli di rischiare morte e invalidità senza il diritto al risarcimento. Il contratto garantiva invece il diritto alle cure negli ospedali militari in caso di ferite e malattie. La retribuzione giornaliera per i volontari era la stessa stabilita dalle autorità alleate per i lavoratori italiani e ammontava a 50 AM-lire. Sulla base storica sono intervenuti il presidente dei Combattenti Famiglie dei Polacchi in Italia: Maurizio Nowak, il prof Giuseppe Pardini ordinario di storia Contemporanea e il Sindaco l’avv. Fabio Milano. Toccanti sono stati i ricordi raccontati. Nella sala per l’occasione sono stati esposti, tramite rollup, una mostra itinerante della storia del Secondo Corpo Polacco. Insomma è stata  anche l’occasione per colmare i vuoti d’informazione di una certa storiografia, che troppo spesso in questo dopo guerra ha ignorato il contributo polacco alla compagnia di liberazione”.

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